Il futuro dello spazio si giocherà in buona parte con una ‘partita commerciale’, nella quale le aziende e i privati avranno il ruolo di primo piano: è uno dei temi centrali emersi durante l’ultima tavola rotonda sul dominio spaziale che ha chiuso l’Aerospace Power Conference, l’evento organizzato dall’Aeronautica Militare a Roma. Emblematico è il caso della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), destinata ad andare in pensione intorno al 2030. “La ISS sta invecchiando, il suo futuro sarà sostituirla con stazioni commerciali, per portare la gestione dello spazio dalla superficie terrestre alla bassa orbita, dove si potrà fare ricerca scientifica e produzione industriale”, afferma Bill Nelson, ex-amministratore capo della NASA. “Ciò farà sì che potremo andare nello spazio anche senza fondi governativi, staremo a vedere se funzionerà”.
L’argomento dei fondi è di stretta attualità, visto il taglio del budget dell’agenzia spaziale americana che l’amministrazione Trump ha annunciato recentemente. “Le missioni Artemis II e III per la Luna sono assicurate – prosegue – ma dopo quelle, il budget attuale decreterebbe la fine dei programmi NASA, resteranno in piedi solo quelli commerciali”.
Aziende come SpaceX vedono ovviamente grandi opportunità in questa nuova era. “Penso veramente che siamo alla vigilia di tutta una serie di nuove possibilità per lo spazio, è un punto di svolta”, commenta Stephanie Bednarek, vicepresidente alle vendite commerciali per la compagnia di Musk. “Il riutilizzo, in particolare, penso sia l’elemento fondamentale per aprire nuovi potenziali”, sottolinea, riferendosi al gigantesco razzo Starship di SpaceX, che l’azienda punta a rendere completamente riutilizzabile.
Ma c’è anche chi ridimensiona l’importanza e il ruolo del settore commerciale: “potremmo essere tentati dal pensare a tutto in chiave commerciale – commenta Massimo Comparini, direttore della divisione Spazio per il gruppo Leonardo – ma io ricordo sempre a me stesso che senza la spinta tecnologica data da importanti missioni scientifiche nulla sarebbe ora possibile. Ad esempio – dice Comparini – la capacità di produrre tanti satelliti in poco tempo viene proprio da quelle missioni”.
