La Corte Generale dell’Unione Europea ha stabilito che la Commissione Europea ha agito in modo scorretto nel rifiutare la pubblicazione degli SMS scambiati tra il presidente Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, nel pieno della pandemia da Covid-19. La sentenza segna una svolta potenzialmente storica in tema di accesso ai documenti pubblici e di trasparenza nelle istituzioni europee. La questione ruota attorno agli scambi di messaggi avvenuti tra von der Leyen e Bourla nel periodo precedente alla firma di un contratto multimiliardario per l’acquisto di vaccini anti-Covid tra l’UE e Pfizer-BioNTech. Il contratto, finalizzato nel maggio 2021, prevedeva l’acquisto di fino a 1,8 miliardi di dosi, rappresentando l’accordo più ampio siglato da Bruxelles durante l’emergenza sanitaria.
La Commissione, tuttavia, ha sostenuto che tali SMS non contenessero informazioni “sufficientemente rilevanti” da essere classificati come documenti ufficiali, rifiutandone la registrazione e la divulgazione. La vicenda era stata inizialmente rivelata dalla stessa von der Leyen in un’intervista al New York Times nell’aprile 2021.
La sentenza della Corte e le reazioni politiche
Nel pronunciamento emesso il 14 maggio, la Corte ha criticato apertamente la Commissione per non aver fornito spiegazioni plausibili circa l’inaccessibilità dei messaggi. “La Commissione non può limitarsi ad affermare di non possedere i documenti richiesti, ma deve offrire spiegazioni credibili che consentano al pubblico e alla Corte di comprendere perché tali documenti non possono essere reperiti”, si legge nella sentenza.
Il deputato europeo olandese Raquel García Hermida-van der Walle, del gruppo Renew Europe, ha definito la decisione “una vittoria clamorosa per la trasparenza”. “I cittadini vogliono — e hanno il diritto — di sapere come vengono prese le decisioni, anche se avvengono tramite messaggi di testo”, ha affermato.
Le prossime mosse della Commissione
In una nota diffusa dopo la sentenza, la Commissione ha ribadito che “la trasparenza è sempre stata di fondamentale importanza per la Commissione e per il presidente von der Leyen”, sottolineando l’intenzione di “continuare a rispettare rigorosamente il solido quadro giuridico esistente”. Ha inoltre fatto sapere che “valuterà i prossimi passi”.
Una svolta per il diritto di accesso
La causa era stata avviata dal New York Times e dall’allora capo redattore della sede di Bruxelles del quotidiano americano, in seguito al rifiuto della Commissione di fornire copia dei messaggi nel 2022. Con questa sentenza, la Corte riconosce implicitamente che anche i messaggi di testo — se utilizzati per trattative politiche e decisioni pubbliche — rientrano nel perimetro dei documenti ufficiali e, come tali, devono essere soggetti a controllo pubblico.
Si preannunciano conseguenze significative per il modo in cui le istituzioni europee gestiscono la comunicazione digitale e il dovere di rendere conto ai cittadini. La trasparenza, anche nell’era dei messaggi istantanei, non può essere aggirata.


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