Relitto spaziale sovietico precipiterà sulla Terra questa settimana: ecco dove cadrà, anche l’Italia nel mirino | MAPPA

Un pezzo di storia sovietica pronto a rientrare nell’atmosfera

Dopo oltre cinquant’anni trascorsi in un’orbita terrestre non voluta, la sonda sovietica Kosmos 482 si prepara a compiere il suo ultimo, infuocato viaggio: il rientro incontrollato nell’atmosfera terrestre. Secondo le previsioni, l’impatto con la Terra potrebbe avvenire il 10 maggio (con un giorno circa di incertezza), ad una velocità stimata di circa 242 km/h.

Un oggetto costruito per atterrare su Venere

Kosmos 482 non è un detrito spaziale qualsiasi. Progettato negli anni ’70 come parte del programma Venera dell’Unione Sovietica, l’obiettivo della sonda era quello di atterrare su Venere. Costruita per resistere a condizioni estreme, tra cui l’attraversamento dell’atmosfera venusiana, la capsula di discesa – larga un metro e con un peso di circa 495 kg – è sorprendentemente robusta. Proprio per questa resistenza strutturale, è probabile che il modulo non si disintegri completamente durante il rientro, cadendo sulla Terra come una sorta di “proiettile cosmico”.

Dove potrebbe cadere Kosmos 482?

Questa è la questione più delicata. Nessuno può dire con certezza dove avverrà l’impatto. Secondo Marco Langbroek, presso la Delft Technical University, la traiettoria di Kosmos 482 attraversa un’area vastissima: tutto il globo compreso tra 52 gradi di latitudine Nord e 52 gradi Sud. Questo significa che quasi tutte le principali città del mondo – da New York a Pechino, passando per Londra, Roma, Città del Capo e Sydney, Italia compresa – si trovano potenzialmente nella zona di rischio.

kosmos 482 rientro sonda sovietica detrito spaziale (2)

Tuttavia, gli esperti rassicurano: il 71% della superficie terrestre è coperta da oceani, il che rende altamente probabile che la capsula finisca per cadere in acqua. Le probabilità che il modulo colpisca direttamente una zona abitata sono dell’ordine di una su diverse migliaia, come sottolinea l’astrofisico Jonathan McDowell del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics.

Un relitto dallo Spazio che torna dopo 53 anni

Kosmos 482 fu lanciato nel 1972, come gemello della missione Venera 8, che quell’anno riuscì a compiere un atterraggio controllato su Venere. Tuttavia, un malfunzionamento del razzo Soyuz impedì alla sonda di acquisire la velocità necessaria per lasciare l’orbita terrestre. Dopo il fallimento, il satellite si frammentò: la maggior parte del corpo principale rientrò nell’atmosfera terrestre già nel 1981, ma la robusta capsula di discesa rimase in orbita, tracciando una traiettoria ellittica attorno alla Terra per oltre mezzo secolo.

Il problema crescente dei detriti spaziali

Kosmos 482 è solo uno dei circa 1,2 milioni di frammenti di detriti spaziali con dimensioni superiori a 1 centimetro che orbitano attorno alla Terra, secondo l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Tra questi, circa 50mila superano i 10 cm. La crescita di questi rifiuti spaziali rappresenta una minaccia crescente per i satelliti attivi e le missioni spaziali future. L’ESA segnala che più di 3 oggetti artificiali rientrano nell’atmosfera terrestre ogni giorno, un dato che evidenzia la necessità urgente di una gestione più efficiente dello “Spazio orbitale”.

Attesa e incertezza: cosa accadrà nei prossimi giorni?

Secondo le previsioni più attendibili, il rientro atmosferico di Kosmos 482 dovrebbe avvenire intorno al 10 maggio, ma con un margine di incertezza. Fino all’inizio effettivo della discesa, non sarà possibile restringere con precisione l’area d’impatto. I radar e i sistemi di tracciamento globali continueranno a monitorare la traiettoria del relitto, in attesa del suo spettacolare (e si spera innocuo) ritorno sulla Terra.

Kosmos 482, un pezzo di storia in caduta libera

Kosmos 482 è un frammento tangibile della corsa allo Spazio tra le superpotenze del XX secolo, ma anche un monito sulle conseguenze dell’inquinamento spaziale. Il suo rientro imminente ci ricorda che lo Spazio non è una discarica senza conseguenze, ma un ambiente condiviso che richiede una gestione responsabile e globale.