Campi Flegrei, INGV: “la dinamica va avanti, ci attendiamo terremoti”

Campi Flegrei, INGV: “non si può dire quanto durerà l’intensificazione del bradisismo, bisogna essere preparati a peggioramenti”

Sono 35 le scosse di terremoto registrate finora dall’Osservatorio Vesuviano nell’ambito dello sciame sismico che sta interessando l’area dei Campi Flegrei dalle 12.07 di oggi. Lo riferisce il direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Mauro Di Vito, durante una conferenza stampa convocata dopo la scossa di magnitudo 4.4 di oggi. La scossa “è stata la seconda dello sciame e – ha aggiunto Di Vito – rispetto agli altri di magnitudo più o meno simile ha avuto un’accelerazione al suolo, e quindi anche possibili effetti, minore. Gli altri eventi si sono concentrati tra l’area costiera e l’area centrale di Pozzuoli intorno al rione Terra, con profondità invariata”.

Si sono osservate anche diverse frane da crollo nelle aree Accademia, Rione Terra e Solfatara, con crolli di blocchi di tufo instabili: “sono piccoli eventi che dimostrano come il territorio sia instabile, e che risente degli effetti di scuotimento legati ai terremoti”, ha detto Di Vito. Sta proseguendo anche il processo di deformazione del suolo: “con una dinamica simile da mesi, con l’energia che si accumula fino a causare la rottura della roccia”. “Tutta l’area si sta deformando – ha aggiunto il direttore dell’Osservatorio Vesuviano – e la sismicità si sta concentrando nelle zone di Solfatara, Monte Nuovo e nella zona costiera del Golfo di Pozzuoli”.

Dall’inizio del mese scorso, è stata registrata una velocità di deformazione media mensile di 15 millimetri.Se la dinamica continua, noi i terremoti ce li aspettiamo. Ogni volta che ci sono pochi terremoti, si dice che è tutto finito. Noi non lo diciamo e dobbiamo essere chiari su questo”, ha spiegato Mauro Di Vito. “In quest’ultimo periodo – ha aggiunto – avevamo osservato un numero estremamente ridotto di terremoti. Questo, ancora una volta, ci dimostra quanto la nostra analisi debba riguardare tutti i fenomeni. Altrimenti, possiamo essere indotti nell’errore di dire che il peggio è passato. Il peggio non ce lo auguriamo, ma il processo sta proseguendo, con una dinamica simile da diversi mesi”.

Al momento certamente stiamo osservando un‘intensificazione del fenomeno bradisismico, che vuol dire un incremento delle anomalie in tutti i parametri. Purtroppo non abbiamo alcun elemento per dire quanto durerà questo incremento, sarebbe come chiederci di prevedere i terremoti. Per ora queste variazioni, che potrebbero farci dire che ci stiamo avvicinando a una eruzione, non ci sono e ci auguriamo di non vederle mai“, ha detto Francesca Bianco, direttrice del Dipartimento Vulcani dell’INGV, nel corso del punto stampa convocato nella sede di Napoli dell’Osservatorio Vesuviano.

Di Vito: “bisogna essere preparati a peggioramenti”

La dinamica sta andando avanti, sta progredendo, e potrebbe anche evolvere verso un peggioramento, che può significare anche una risalita magmatica, ma che noi in questo momento escludiamo. Però dobbiamo sapere che potrà accadere, in un futuro a medio lungo termine. Oggi nessuno in assoluto è in grado di dire se questo medio lungo termine sarà fra 3 anni, 5 anni o 10 anni”, ha detto Mauro Di Vito. “I magmi possono risalire, come abbiamo visto anche con i dati. Non è detto che questa crisi evolverà verso un fenomeno peggiore – ha aggiunto Di Vito – l’unica possibilità che abbiamo è seguire due strade: un monitoraggio sempre più accurato ed essere anche preparati eventualmente a un peggioramento, partecipando alle esercitazioni, chiedendo informazioni accurate ed ampie. Bisogna sapere che c’è un vulcano che potrà generare dei fenomeni, e che attualmente però non ci dà questa evidenza. Naturalmente vivere su un vulcano così come in altri luoghi esposti a pericoli significa che dobbiamo essere pronti a fronteggiare questi pericoli per non trasformarli in tragedie”. 

Al momento ai Campi Flegrei non viene osservato nessun segnale che il magma stia risalendo verso la superficie, hanno detto Di Vito e Bianco. “Il magma non c’è entro i primi 3-4 chilometri dalla superficie. Non c’è quindi – ha detto Bianco – risalita di magna in superficie, ma in profondità il magma è attivo“. Quest’ultimo, ha aggiunto, “sta certamente producendo fluidi magmatici“, ossia gas come l’anidride carbonica che vengono osservati dal 2022, e come il monossido di carbonio legato alle condizioni di temperatura e pressione del sistema idrotermale. Sono soltanto questi ultimi, attualmente, a risalire verso la superfice.

Al momento una risalita del magma non c’è. Il magma in profondità è attivo, altrimenti non registreremmo la deformazione che poi genera i terremoti, né le variazioni geochimiche anomale che osserviamo dal 2000, e che quindi sono una componente fondamentale del processo che stiamo osservando. Dobbiamo fare capire a tutti – ha aggiunto Bianco – che i vulcani e la loro dinamica si possono studiare solo mettendo insieme tutti i dati del monitoraggio che acquisiamo, che sono i terremoti, le deformazioni del suolo, tutti i dati geochimici, quelli legati alle caratteristiche e alla temperatura delle falde, le temperature delle rocce e delle fumarole. Tutte queste cose vanno messe insieme per poter dire che cosa sta succedendo sul vulcano in questo momento”. 

Di Vito: “i cittadini favoriscano i controlli alle abitazioni”

“Questo sciame ha prodotto effetti sulle abitazioni, sulle infrastrutture in generale. L’unico modo per fronteggiare gli effetti è quello di favorire controlli alle abitazioni e non assumere comportamenti errati“, ha detto Mauro Di Vito. “Quello che vedo durante un evento sismico – racconta Di Vito – è che le strade si intasano e questo non è un comportamento corretto“. Da qui l’invito ai cittadini: “non intasiamo le strade. Per prendere un bambino a scuola a 200 metri di distanza andiamoci a piedi e lasciamo spazio in strada ai mezzi di soccorso eventuali e anche alle nostre squadre per andare sui siti a fare i controlli”.