Eruzione Etna, esperto: “questo ciclo di attività può durare anche mesi con episodi analoghi”

Viccaro: “questo fenomeno intenso è uno segni del dinamismo continuo dell'Etna. Il sistema è stato rialimentato da nuovo magma"

Nella giornata di lunedì 2 giugno, l’Etna ha dato origine ad una potente eruzione, che ha scatenato esplosioni, fontane di lava e persino uno spettacolare flusso piroclastico. In un’intervista al Corriere della Sera, Marco Viccaro, docente di Geochimica, Vulcanologia e Risorse Geotermiche all’Università di Catania e Presidente dell’Associazione italiana di Vulcanologia, spiega quello che sta accadendo nell’universo interno dell’Etna, cosa aspettarsi da questa nuova fase eruttiva e i pericoli associati.

Questo fenomeno intenso è uno segni del dinamismo continuo dell’Etna. Il più grande vulcano attivo d’Europa già da settimane è entrato in questa fase eruttiva nel Cratere di Sud-Est. Il parossismo che è iniziato questa notte e che ha continuato a crescere in intensità rientra nelle dinamiche di un vulcano in persistente attività. Va comunque rilevato che il flusso piroclastico non è una consuetudine in episodi meno energetici come quello in corso. Era molto frequente invece nella lunga e molto intensa sequenza di parossismi del 2020/22”, ha affermato Viccaro.

Sulla causa del flusso piroclastico che si è formato, Viccaro spiega che “deriva da un quantitativo di materiale che è stato depositato durante gli ultimi episodi eruttivi, anche durante la fase eruttiva della Voragine. Questa evoluzione ha prodotto nella zona sommitale una discreta instabilità, nel senso che questo materiale piroclastico si è collocato nei fianchi ripidi e pendenti dei coni. Gli effetti visibili che notiamo ed hanno fatto il giro del mondo sul piano mediatico e social hanno questa causa”.

La nuova fase eruttiva dell’Etna

Viccaro spiega che “il vulcano già da diverse settimane è entrato in questa nuova fase eruttiva nel Cratere di Sud-Est, fase attiva che è caratterizzata da episodi di breve durata, con energia intensa ma un po’ minore rispetto ai parossismi del 2020/22. Si tratta di attività stromboliana che è relativamente blanda nelle prime fasi e poi si intensifica rapidamente fino a produrre esplosioni in frequenza abbastanza energetiche. Va anche ricordato che l’Etna è un vulcano in persistente attività. Quando parliamo di stato di attività persistente occorre specificare che non necessariamente ci si riferisce alla manifestazione eruttiva, bensì anche al degassamento continuo o a deboli emissioni di cenere, che sono comunque sintomo della presenza di magma a livelli più o meno superficiali”.

Sulle altre caratteristiche di questa eruzione, l’esperto ha aggiunto: “sono associate a questa tipologia di eruzioni colate di lava, e anche fontane di lava. La cosa particolare di questo episodio eruttivo è che è crollata una parte molto settentrionale del cratere di Sud-Est che ha prodotto un piccolo flusso piroclastico di densità notevole”.

“Questo ciclo di attività può durare anche mesi”

Alla domanda su cosa accade nel cuore dell’Etna, Viccaro ha risposto: “il sistema è stato rialimentato da nuovo magma. Non si tratta di ‘magma primitivo’ in senso stretto ma sicuramente la parte alta del sistema di alimentazione è stata rifornita da magma che in genere è ospitato nelle porzioni più profonde. Una fase di ricarica c’è stata e si vede dai primi dati che abbiamo a disposizione”. “L’evoluzione dipende dai volumi di magma che sono entrati nella parte alta del sistema di alimentazione, questo nuovo ciclo di attività al Cratere di Sud-Est potrebbe evolvere per settimane se non mesi, con episodi analoghi cui abbiamo assistito”.

I rischi per la popolazione

Rispetto ai rischi per la popolazione, Viccaro spiega: “nelle porzioni medio-basse del vulcano non vi è alcun tipo di pericolo allo stato attuale, invece nella zona sommitale e in aeree medio-alte, solitamente frequentate dai turisti, episodi vulcanici di questo genere qualche pericolo lo possono creare. Bisogna stare molto attenti, nel senso che spesso queste fasi di collasso durante l’eruzione avvengono in maniera improvvisa, e le direzioni che possono prendere le correnti piroclastiche non sono sempre prevedibili. Dipendono dalla porzione di cono che crolla, e l’espansione di questi flussi avviene a velocità molto elevata. Si tratta di nubi di materiale molto caldo, incandescente, rappresentano un rischio notevole a livello sommitale”.