Sull’ultimo parossismo che ha interessato l’Etna intervengono l’Associazione Italiana di Vulcanologia e la Società Geologica Italiana. Per Rodolfo Carosi, Presidente di quest’ultima, “è fondamentale sottolineare che, pur non avendo alcun impatto diretto sulle zone abitate alle pendici del vulcano, le correnti piroclastiche possono rappresentare un pericolo per la frequentazione della zona sommitale del vulcano etneo”. L’insorgenza delle correnti piroclastiche, riprende Carosi, “è repentina e influenzata da molteplici fattori come l’instabilità del cono, l’area della porzione interessata dal possibile cedimento, la direzione di propagazione e la morfologia del versante interessato, oltre a eventuali altri fattori catalizzanti, come ad esempio la presenza di masse di neve sepolte”.
La scarsa frequenza, conclude, con cui questi eventi “si sono verificati su vulcani mafici e a condotto aperto come l’Etna, determina ancora una scarsa conoscenza delle dinamiche di innesco e dello sviluppo di queste fenomenologie in questi contesti. È pertanto opportuno mantenere alta l’attenzione verso queste fenomenologie inusuali, considerando che la frequenza di accadimento delle correnti piroclastiche all’Etna è chiaramente in crescita“.
Gli eventi del 2 giugno
L’evento del 2 giugno, il primo del 2025 di tale entità, è stato caratterizzato da una vigorosa attività di fontanamento che ha prodotto una colonna eruttiva alta diversi chilometri e una corrente piroclastica di densità, dopo una pausa di quasi tre settimane.
Dopo una fase di relativa quiete seguente l’episodio del 12 maggio, l’Etna ha manifestato un incremento del tremore vulcanico nelle prime ore del 2 giugno, seguito dalla ripresa dell’attività esplosiva al Cratere di Sud-Est. Intorno alle 10, l’attività ha subito una decisa intensificazione, evolvendo in fontane di lava, seppur di modesta entità rispetto ai grandi eventi a carattere parossistico che hanno caratterizzato il periodo 2021-22 allo stesso Cratere di Sud-Est o durante l’estate del 2024 al Cratere Voragine.
Contestualmente, si è formata una colonna eruttiva alta diversi chilometri, che ha causato ricadute di materiale piroclastico principalmente nelle aree pedemontane occidentali del vulcano. Il momento cruciale dell’evento si è verificato intorno alle 11:23, quando l’energia raggiunta dall’episodio eruttivo ha innescato un cedimento di parte del cono del Cratere di Sud-Est producendo un flusso di materiale piroclastico che si è propagato dal fianco settentrionale del cono.
Un flusso piroclastico degno di nota
“Questo materiale – sottolinea Marco Viccaro, Presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia – interagendo esplosivamente anche con neve sepolta alla base del cratere, ha generato una corrente piroclastica che ha percorso circa 2km all’interno della Valle del Leone in poco più di un minuto. Sebbene eventi di questo tipo non siano nuovi per l’Etna, la portata di questa corrente la colloca tra le più rilevanti degli ultimi decenni”.



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