“Il crollo di una parte del fianco del cono del Cratere di Sud-Est è una dinamica non nuova all’Etna. In passato episodi simili si sono già verificati. L’attività a cui abbiamo assistito si inquadra in un ciclo di nuova attività eruttiva che è iniziata già da qualche settimana al Cratere di Sud-Est, con una frequenza che, nell’ordine più o meno di una settimana, dieci giorni, oramai si è attestata con episodi di bassa o al più di media intensità. Sicuramente è un fenomeno da tenere d’occhio, anche perché in seguito a questa frequenza in crescita di attività eruttiva, voluminosa energetica e continua, si accresce la possibilità di depositare materiale e renderlo molto instabile“. Così all’Adnkronos Marco Viccaro, Presidente dell’associazione italiana di Vulcanologia, commentando l’attività eruttiva dell’Etna che ieri ha provocato il crollo di una parte del Cratere di Sud-Est del vulcano.
Il Presidente ha spiegato che si tratta di “attività stromboliane, il cui penultimo episodio, quello di un paio di settimane fa, ha raggiunto in alcuni momenti anche una fase di fontanamento. Quello di ieri è stato, invece, un episodio un po’ più energetico, che ha avuto una fase di fontanamento sostenuto. Un’attività stromboliana che è iniziata in maniera blanda, di debole intensità, e che si è rapidamente intensificata fino a raggiungere una fase di fontanamento, quindi una vera e propria fase parossistica, in concomitanza con la fase più energetica”.
Viccaro, tuttavia, ha sottolineato che l’attività di ieri è “sicuramente una dinamica meno comune rispetto a ciò che il vulcano è solito fare e derivante da un insieme di fattori. Il principale è la grande instabilità del materiale piroclastico che si deposita sui fianchi così ripidi dei coni sommitali, e ciò è dovuto al fatto che le eruzioni sono estremamente frequenti. In alcuni momenti hanno raggiunto anche volumi importanti e il materiale che si deposita assume una grande instabilità. Fasi più energetiche, tipo quelle di ieri, sono in grado di mobilizzare questo materiale. Quindi l’episodio è stato innescato con un franamento, il cedimento vero e proprio di una parte settentrionale del cono del sud-est. Altri fattori che hanno implementato l’esplosività del fenomeno, sono ad esempio l’interazione con neve sepolta, magma o lava e acqua, fa da boost e implementano l’esplosività dell’evento. Contestualizzata all’Etna – ha continuato Viccaro – è una fenomenologia sicuramente importante, perché si tratta di un vulcano che non è solito mostrare questo genere di episodi, però nell’ambito delle correnti piroclastiche di densità, comunemente chiamato flusso piroclastico, sono flussi veramente piccoli, considerando che l’espandimento si è propagato per circa 1 chilometro e mezzo-due. Esistono flussi piroclastici che sono in grado di percorrere 10-15 chilometri, quindi tutt’altra scala di fenomeni”.
“Le sequenze eruttive possono durare settimane o mesi”
“L’Etna, quando inizia queste sequenze eruttive, può farle durare anche settimane, se non mesi. Abbiamo visto anche nel recente passato, nel 2020 e nel 2022, come l’intera sequenza alla fine possa durare anche per una sessantina di episodi eruttivi. Il numero e la durata delle sequenze è in genere funzione di quanto magma entra nelle parti medio-alte del sistema di alimentazione”, ha detto ancora all’Adnkronos Marco Viccaro.
“Noi abbiamo l’evidenza, da dati preliminari, che confermano che effettivamente il sistema di alimentazione del vulcano è stato rialimentato dal nuovo magma e questo giustifica perché ci sono stati già 14 episodi eruttivi. E il quanto durerà dipende dai volumi che sono entrati nel sistema di alimentazione. Può andare avanti fino a quando non verrà esaurito il quantitativo di magma e gas che è entrato nel sistema di alimentazione“, ha aggiunto.
“Durante l’allerta rossa non dovevano esserci persone”
“Durante un allarme rosso lì non ci dovevano essere persone. I segnali di monitoraggio parlavano in maniera piuttosto chiara già alle 5:30 del mattino, quando è stata diramata l’allerta rossa e, secondo la regolamentazione, era chiaro che oltre una certa quota non si doveva andare. L’area sommitale, che è molto ben perimetrata, è interdetta e teoricamente lì non ci dovrebbe essere nessuno“, ha detto all’Adnkronos Marco Viccaro, commentando la presenza dei turisti sull’Etna al momento dell’eruzione di ieri.
Il fuggi fuggi dei turisti, ha continuato Viccaro, “si è avuto alle 11:25 quando c’è stato l’evento esplosivo. Durante la fase più energetica, in cui si sviluppano la colonna eruttiva, c’è emissione di cenere, fontane di lava, il fenomeno si può osservare a debita distanza. Il cedimento ha destato molto interesse, quindi lo sviluppo di una corrente piroclastica, che c’è stato alle 11:25, in concomitanza con il raggiungimento della fase massima energetica dell’episodio”. “Per i versanti medio-bassi del vulcano e per tutte le aree urbanizzate non c’è alcun tipo di pericolo”, ha assicurato il Presidente.
“Questi sono fenomeni che rimangono limitati all’area sommitale, soprattutto nei periodi in cui si va incontro a una fruizione turistica importante, le aree sommitali devono essere tenute sotto controllo, perché fenomeni del genere, che hanno una loro imprevedibilità, sia proprio nella dinamica con cui si sviluppa l’evento, sia proprio per delineare anche quelle che possono essere le aree interessate dai cedimenti, può comportare dei problemi se sono presenti, come ieri, delle persone in quota”.
“La fruizione turistica dipende ovviamente dai livelli di allerta”, ha ribadito Viccaro in merito alla ripresa del turismo sul vulcano. “Queste sono delle attività eruttive che si esauriscono in poche ore. Nel tardo pomeriggio di ieri, infatti, sostanzialmente era già tutto finito, se non per un po’ di avanzamento delle colate, ma cose relativamente tranquille. Quindi – ha sottolineato – quando viene abbassato il livello di allerta dalla Protezione Civile, le attività sulle quote medio-alte riprendono, non essendoci pericoli particolari”.
Il problema di questi eventi, ha concluso Viccaro, è che “si hanno delle riprese estremamente rapide. Esiste un sistema di monitoraggio tarato per osservare con un elevato tempismo l’evoluzione del fenomeno. Infatti, l’entrata in una fase eruttiva come quella di ieri è stata vista ore prima della fase effettivamente parossistica. Si tratta di adattarsi ai tempi del vulcano. La parte medio-alta è fruibile. In questo momento, invece, sono interdette le aree propriamente sommitali, cioè tutta l’area a 3.350 metri. La parte media del vulcano, intorno alle quote 2.000, l’area sud dei crateri Barbagallo, sono zone che possono essere frequentate nei periodi in cui il livello di allerta ritorna su livelli di verde”.




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