Etna, INGV: “una normale eruzione si è trasformata in un fenomeno assai più pericoloso”

"Davanti a un flusso piroclastico non c’è competenza che tenga. Anche noi dell’INGV abbiamo seguito l’eruzione da remoto"

È da marzo che l’Etna dà segni di irrequietezza. Ma lunedì abbiamo assistito a un’eruzione importante“: è quanto ha dichiarato Rosa Anna Corsaro, prima ricercatrice dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in un’intervista a Repubblica in merito al crollo di una parete del cratere di Sud/Est dell’Etna, avvenuto ieri a 3.300 metri. “Quella che sembrava una normale eruzione si è trasformata a quel punto in un fenomeno assai più pericoloso, il flusso piroclastico“, ha evidenziato l’esperta, spiegando che si tratta di “una nube ardente, ma anziché salire in cielo frana lungo il pendio. Si è formata quando la spinta del magma in risalita ha fatto crollare la parete del cratere. A quel punto la lava e i blocchi del cratere franato si sono mescolati, raggiungendo i 650° e formando un polverone scuro che è scivolato lungo il versante. Lubrificato dai gas del vulcano, è avanzato velocissimo, percorrendo diversi chilometri in una decina di secondi“.

I segnali delle nostre reti di monitoraggio sono accessibili a tutti via web. Ci sono appassionati che interpretano in autonomia i segnali che precedono un’eruzione. A volte si avventurano da soli sulla sommità per assistere allo spettacolo. Ma davanti a un flusso piroclastico non c’è competenza che tenga. Anche noi dell’INGV lunedì abbiamo seguito l’eruzione da remoto con le reti di strumenti. Aspetteremo un giorno per fare i rilievi sul terreno“, ha affermato la ricercatrice.

Si è trattato di un’eruzione classificata in vulcanologia di tipo stromboliano violento. In linguaggio più semplice si può definire come fontana di lava”, ha raccontato Marco Neri, vulcanologo dell’Osservatorio Etneo e dirigente di ricerca dell’INGV, in un’intervista al Corriere della Sera. “È una manifestazione tipica dell’area sommitale dell’Etna, da tempo non se ne verificava una di energia simile e potrebbero essercene altre nei prossimi mesi“. “Quando il magma migra verso l’alto, preme sulle pareti dei crateri generando instabilità. Se supera una certa soglia di resistenza, il cono può crollare. Ieri il crollo è avvenuto verso l’esterno del cratere. Ciò ha creato un flusso piroclastico di materiale incandescente misto a ceneri che è sceso lungo la Valle del Leone e poi è traboccato nella Valle del Bove, due aree disabitate. In 2-3 minuti ha coperto una distanza massima di 4 km a una velocità di circa 100 km/h“.

Sui suoi fianchi sono stati installati centinaia di sensori che registrano ogni minima variazione dei parametri di controllo che potrebbero annunciare l’imminenza di un’eruzione importante. Una grande eruzione non avviene all’improvviso, ma è preceduta da determinati segnali. Per esempio la deformazione dei fianchi del vulcano, impercettibile a occhio umano ma avvertita dagli strumenti, così come la variazione della composizione chimica dei gas emessi. In questi giorni non sono state notate variazioni“, ha evidenziato l’esperto INGV.