Meteo, European Severe Storms Laboratory: il Nord Italia è la zona europea con più grandine severa

Grandinate ≥5 cm: crescita del 200% secondo l’European Severe Storms Laboratory

Le immagini delle grandinate eccezionali che hanno colpito il Nord-Est italiano ieri sera hanno fatto rapidamente il giro del web: chicchi enormi e danni ingenti. Ma quanto sta accadendo non è più un caso isolato. I dati parlano chiaro: eventi simili stanno diventando sempre più frequenti e violenti. E a confermarlo non sono semplici percezioni, ma studi scientifici basati su oltre settant’anni di osservazioni.

Con l’aiuto dei grafici pubblicati da ESSL (European Severe Storms Laboratory), proviamo a capire perché oggi il Nord Italia è tra le aree europee con il più alto aumento di grandinate di grandi dimensioni rispetto al passato.

Grandine Francenigo TV

Una tendenza preoccupante: la grandine è sempre più frequente e più grande

Secondo uno studio ESSL che analizza i dati tra il 1950 e il 2021, la frequenza degli eventi di grandine significativa – ovvero chicchi con diametro superiore a 2 cm o addirittura 5 cm – è aumentata in modo netto nel Nord Italia.

  • Gli eventi con chicchi ≥2 cm sono raddoppiati rispetto alla media storica 1950-2021.
  • Quelli con chicchi ≥5 cm sono aumentati del 200%.

Ancora più impressionante è il dato relativo all’ultimo decennio: tra il 2012 e il 2021, la probabilità di osservare grandine molto grande (≥5 cm) è risultata essere tre volte superiore rispetto agli anni Cinquanta. Questo significa che eventi che un tempo erano rari – e spesso classificati come eccezionali – stanno diventando via via più comuni.

ESSL grandine Nord Italia

Non è solo l’Italia: l’intera Europa registra un aumento, ma il Nord Italia è l’epicentro

Un secondo grafico ESSL mostra l’evoluzione della grandine a livello europeo tra il 1950 e il 2022. Le mappe evidenziano, decennio dopo decennio, il cambiamento nel numero di ore in cui si sono verificati eventi grandinigeni in Europa. I colori caldi (dal giallo al rosso) indicano un aumento; quelli freddi (blu e viola), una diminuzione.

Il quadro che ne emerge è chiaro: gran parte dell’Europa centro-meridionale sta registrando un aumento degli episodi di grandine di media e grande taglia. Ma tra tutte le aree monitorate, il Nord Italia è quella dove l’aumento risulta più marcato. La regione alpina e padana, in particolare, appare evidenziata come hotspot climatico per la grandine nel contesto europeo.

Perché succede? La spiegazione meteorologica

La scienza ha già individuato i principali meccanismi che stanno rendendo le grandinate più frequenti e più intense. Al primo posto troviamo il riscaldamento globale, che non si traduce solo in temperature più elevate, ma in una maggiore energia disponibile nell’atmosfera.

Grandine Sacile

In concreto, l’aria più calda è in grado di trattenere più umidità. Questo favorisce la formazione di cumulonembi più sviluppati in verticale e più intensi. Al loro interno, le correnti ascendenti (updraft) possono sostenere il peso di chicchi di grandine sempre più grandi prima che precipitino al suolo. Inoltre, temperature elevate in quota, abbinate a forti contrasti termici, sono condizioni ideali per lo sviluppo di supercelle, ossia temporali violenti e organizzati, tra i principali responsabili delle grandinate più distruttive.

Danni crescenti: agricoltura, automobili, abitazioni

Le conseguenze di questa nuova “normalità” sono sotto gli occhi di tutti. Le grandinate violente provocano ogni anno danni sempre più gravi a:

  • Agricoltura: coltivazioni distrutte in pochi minuti, raccolti compromessi, assicurazioni in affanno.
  • Infrastrutture: tetti danneggiati, pannelli solari rotti, grondaie intasate.
  • Veicoli: automobili ammaccate o rese inutilizzabili, anche con parabrezza sfondati.

Il costo economico di questi eventi è in continuo aumento, al pari del rischio per la sicurezza delle persone, specialmente in contesti urbani densamente popolati.

Conclusione: serve un nuovo approccio alla previsione e alla prevenzione

L’aumento della grandine in Nord Italia non è più una semplice ipotesi ma una realtà misurabile. Le statistiche raccolte da ESSL raccontano una storia chiara e preoccupante: siamo entrati in un’epoca in cui la violenza atmosferica è più probabile, anche nei mesi estivi.

Serve quindi un cambio di passo nella gestione del rischio: sistemi di allerta precoce più capillari, piani di protezione civile aggiornati e maggiore informazione pubblica. Ma anche – e soprattutto – la consapevolezza che questi eventi, un tempo rari, non possono più essere considerati delle eccezioni.