Il ghiacciaio Ciardoney, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, si conferma anche quest’anno come un osservato speciale del cambiamento climatico alpino. Alla fine dell’inverno 2024-25, i rilevamenti effettuati il 30 maggio 2025 mostrano un accumulo nevoso medio di circa 430 cm, un dato che spicca nel panorama degli ultimi decenni e solleva interrogativi importanti sul futuro del bilancio glaciale estivo.
Un accumulo nevoso eccezionale: +57% rispetto alla media
I numeri parlano chiaro: lo spessore attuale della neve sul ghiacciaio risulta superiore del 57% rispetto alla media del periodo 2012-2024, che si attesta intorno ai 274 cm. Valori così elevati sono rari e, storicamente, superati solo in annate d’eccezione come il 2001, il 2009, il 1993 e il recentissimo 2024, quando si toccarono i 498 cm di media.
Le misure effettuate evidenziano una distribuzione variabile della neve: si va da un minimo di circa 340 cm nelle zone centrali del ghiacciaio fino a oltre 550 cm in prossimità del fronte, dove la conformazione topografica favorisce l’accumulo grazie all’azione del vento e ai depositi valanghivi.
Perché c’è così tanta neve? Le cause meteo del 2025
A determinare questo notevole accumulo ha contribuito in modo decisivo una primavera particolarmente piovosa e nevosa. In particolare, tra il 14 e il 17 aprile 2025, una perturbazione intensa ha scaricato 135 cm di neve fresca in pochi giorni. Su base mensile, le precipitazioni di aprile nel bacino dell’Orco hanno superato del 195% la media climatica del trentennio 1991-2020.
Questo episodio è stato il principale responsabile del surplus idrico, ma va inserito in un contesto più ampio di variabilità meteorologica crescente, con stagioni fredde sempre più concentrate e perturbate alternate a fasi di siccità persistente.
Il significato idrologico: 1,1 milioni di metri cubi d’acqua
Tradotto in termini idrologici, lo spessore medio di 430 cm equivale a una lama d’acqua di circa 2500 mm su tutta la superficie glaciale. Un valore che si colloca al secondo posto della serie storica recente, subito dopo il massimo raggiunto nel 2024 con 3150 mm.
Sulla superficie attuale del ghiacciaio, pari a circa 0,46 km², questo si traduce in un volume potenziale d’acqua stimato in oltre 1,1 milioni di metri cubi. Un contributo prezioso per il deflusso estivo e per la disponibilità idrica nei bacini sottostanti, almeno sulla carta.
Ma tutta questa neve resisterà? Il problema delle estati roventi
Nonostante il dato eccezionale, gli esperti frenano gli entusiasmi. Gli ultimi anni ci hanno insegnato che anche in presenza di grandi accumuli nevosi invernali, la fusione estiva può azzerare completamente la copertura nevosa già entro agosto. È quanto accaduto in stagioni come il 2009, il 2017 e il 2024: tutte annate con inverni nevosi, ma con bilanci di massa glaciali comunque negativi.
Le estati sempre più calde e prolungate, con ondate di calore che spingono lo zero termico oltre i 4000 metri per giorni o settimane, accelerano in modo drammatico l’ablazione. A preoccupare è proprio il fatto che l’energia in eccesso dell’atmosfera riesce ormai a “divorare” anche accumuli nevosi importanti, riducendo drasticamente la durata della copertura e la sua funzione protettiva per il ghiaccio sottostante.
Uno dei valori più alti in 34 anni, ma il ghiaccio resta a rischio
Il dato di 430 cm va letto dunque in una doppia chiave: da un lato rappresenta una notizia positiva e rara in un’epoca segnata dalla crisi dei ghiacciai alpini; dall’altro, non può essere considerato un elemento di sicurezza o stabilità. Tutto dipenderà da quanto intensa e lunga sarà l’estate 2025.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?