Ieri ha avuto inizio una nuova eruzione vulcanica sulla catena di crateri di Sundhnúkur, nella penisola di Reykjanes, in Islanda. Si tratta del 9° evento eruttivo in quest’area specifica e del 12° nell’intera penisola da quando, nel marzo 2021, si è riattivata l’attività vulcanica con l’eruzione presso il Fagradalsfjall. L’eruzione è stata preceduta, poco prima della mezzanotte ora locale, da una sequenza sismica intensa che ha segnalato l’arrivo del magma in superficie. In seguito, le autorità islandesi hanno dichiarato lo stato di emergenza, evacuando circa 300 persone dalle aree più vicine, comprese la cittadina di Grindavík e la famosa stazione termale Blue Lagoon.
La frattura eruttiva si è progressivamente estesa fino a raggiungere circa 2,5 km di lunghezza. Secondo gli esperti, la posizione della frattura è relativamente favorevole poiché, al momento, non minaccia direttamente infrastrutture o abitazioni.
Il pericolo principale: gas e incendi
Nonostante la diminuzione dell’attività sismica e vulcanica osservata nelle ultime ore, la situazione rimane delicata soprattutto a causa dell’inquinamento atmosferico. Le misurazioni effettuate a Njarðvík hanno registrato concentrazioni di gas vulcanici tra le più alte finora rilevate, e nel corso della giornata i gas si sono diffusi fino alla regione dei Vestfirðir (Fiordi Occidentali). La scarsa qualità dell’aria rappresenta quindi la principale minaccia per la popolazione e l’ambiente.
Oltre ai gas, l’eruzione ha innescato incendi nella vegetazione circostante, contribuendo ulteriormente all’aumento delle particelle in sospensione e rendendo difficile la visibilità nella zona del cratere.
Riduzione del rischio e parziale ritorno alla normalità
In serata, le autorità islandesi hanno comunicato che l’attività del vulcano si era ridotta significativamente: il tremore vulcanico (indice di movimento del magma) è quasi scomparso, l’attività sismica si è fermata quasi del tutto e non si registrano più deformazioni del suolo nell’area interessata. Rimane il flusso lavico, seppur in diminuzione, soprattutto nella parte meridionale della frattura.
Sulla base di questi dati, l’Agenzia islandese di protezione civile ha deciso di abbassare il livello di allerta da “emergenza” a “pericolo”. È stato nuovamente consentito l’accesso alla cittadina di Grindavík per i residenti, mentre la Blue Lagoon e il Northern Light Inn sono stati riaperti. Tuttavia, l’ingresso rimane vietato a turisti e non residenti per motivi di sicurezza.
Un fenomeno che continua a modellare la penisola di Reykjanes
Questa nuova eruzione conferma l’attuale fase di intensa attività vulcanica che interessa la penisola di Reykjanes dal 2021, dopo circa 800 anni di relativa quiete. Gli scienziati islandesi continuano a monitorare costantemente la situazione, prestando particolare attenzione alla qualità dell’aria e ai possibili sviluppi futuri.
Gli abitanti e le autorità locali restano quindi in stato di vigilanza, consapevoli che l’attività vulcanica in Islanda può cambiare rapidamente, modellando in poche ore un territorio tra i più giovani e dinamici del pianeta.


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