I ghiacciai che si sciolgono: duplice effetto sui gas serra

Una nuova prospettiva su come i nostri paesaggi glaciali rispondono ai cambiamenti climatici

Un innovativo studio condotto da geologi delle Università della Florida e del Maryland rivela una complessa interazione tra lo scioglimento dei ghiacciai e le emissioni di gas serra, con implicazioni significative per le future proiezioni climatiche. La ricerca, focalizzata sul fiordo di Kobbefjord in Groenlandia, evidenzia come i sedimenti glaciali appena esposti inizialmente sopprimano il rilascio di gas serra, per poi contribuire attivamente alle emissioni con il passare del tempo.

La comprensione di questa tempistica è cruciale per i modelli climatici che cercano di prevedere gli effetti a lungo termine della perdita dei ghiacciai. Con l’accelerazione dello scioglimento a livello globale a causa dell’aumento delle concentrazioni atmosferiche di gas serra, diventa imperativo comprendere a fondo l’impatto del suolo e dell’acqua in questo ciclo.

Il team di geologi, guidato dai professori Jonathan e Ellen Martin dell’Università della Florida, ha ipotizzato che il trasferimento di gas serra tra i paesaggi e l’atmosfera sia mutato dall’ultimo massimo glaciale, circa 15mila anni fa, a seguito dell’esposizione dei terreni per la perdita delle calotte glaciali. Per verificarlo, sono stati raccolti e analizzati campioni d’acqua da due fonti: acqua di fusione glaciale, che interagisce con i sedimenti, e acqua proveniente da terreni esposti agli agenti atmosferici da circa 10.000 anni.

I risultati hanno mostrato che le emissioni atmosferiche di anidride carbonica e metano erano inizialmente limitate durante la deglaciazione. Questo fenomeno è attribuito alle reazioni chimiche tra l’acqua di disgelo e i sedimenti fini prodotti dallo scorrimento dei ghiacciai. Tuttavia, migliaia di anni dopo l’esposizione dei paesaggi, le reazioni chimiche nei suoli in via di sviluppo hanno iniziato a produrre metano.

Questi risultati implicano che la perdita di anidride carbonica dall’atmosfera durante la deglaciazione successiva all’ultimo massimo glaciale abbia ridotto la capacità dell’atmosfera di intrappolare il calore“, ha spiegato il Professor Martin. “Tuttavia, migliaia di anni dopo il ritiro dei ghiacci, l’aumento della produzione di metano aumenterebbe la capacità di intrappolare il calore e contribuirebbe al riscaldamento globale“.

Questo studio, supportato dall’International Network for Terrestrial Research and Monitoring in the Arctic e dalla National Science Foundation, sottolinea la complessa e dinamica natura dei cicli dei gas serra, offrendo una nuova prospettiva su come i nostri paesaggi glaciali rispondono ai cambiamenti climatici.