L’Iran ha sospeso le attività amministrative e scolastiche in metà del Paese nel tentativo di risparmiare energia a fronte di un’intensa ondata di calore e del peggioramento delle crisi elettriche e idriche. Un totale di 15 delle 31 province del Paese, tra cui Isfahan, Khorasan Settentrionale e Meridionale, Yazd, Qom e Khuzestan, ha ordinato la chiusura degli uffici governativi, mentre in alcune province sono stati sospesi anche centri scolastici e banche, ha riportato l’Irna.
Le temperature superano i +40°C in gran parte del Paese, mentre in alcune città del sud hanno raggiunto i +50°C. Durante questa ondata di calore, la domanda di elettricità è aumentata a causa dell’uso dell’aria condizionata, che le autorità stanno cercando di controllare chiudendo uffici, banche e istituti scolastici, oltre a esortare la popolazione a risparmiare acqua ed elettricità.
Questo è il quarto mercoledì consecutivo in cui viene ordinata la sospensione delle attività in diverse province iraniane, una misura che ha interessato anche Teheran il 23 luglio e il 6 agosto.
Interruzioni di corrente
L’Iran produce circa 62.000 megawatt di elettricità nelle ore di punta ma ne necessita di circa 80.000 per soddisfare la domanda. A fronte di questa carenza, Teheran e altre città hanno subito interruzioni di corrente di due ore ogni due giorni dallo scorso inverno.
Siccità
Inoltre, il Paese sta vivendo il quinto anno consecutivo di siccità e sta affrontando la sua peggiore crisi idrica di sempre, con i bacini quasi vuoti e le precipitazioni in forte calo. Secondo quanto riportato dai media locali, 19 grandi dighe del Paese, fondamentali per l’approvvigionamento idrico potabile e agricolo, sono a meno del 20% della loro capacità. Secondo i dati della Iran Water Resources Management Company, le precipitazioni sono diminuite del 41% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, che era già considerato secco.



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