Un nuovo studio archeogenetico offre uno sguardo senza precedenti sulla storia delle popolazioni del Caucaso meridionale, rivelando una sorprendente stabilità genetica che ha resistito per quasi 5mila anni. La ricerca, pubblicata su Cell e condotta da un team internazionale guidato dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, ha analizzato il DNA di 230 individui provenienti da oltre 50 siti in Georgia e Armenia, coprendo un arco temporale che va dall’età del Bronzo (3500 a.C.) fino al 500 d.C. I risultati sfidano l’idea che i cambiamenti culturali siano sempre legati a massicce migrazioni, dimostrando come le popolazioni locali abbiano mantenuto un’identità genetica radicata pur integrando influenze esterne.
Un crocevia di culture, una stirpe immutabile
Nonostante i numerosi e significativi cambiamenti culturali avvenuti nel corso dei millenni, il profilo genetico della popolazione caucasica è rimasto straordinariamente stabile. Questo dato è particolarmente raro se confrontato con altre regioni dell’Eurasia occidentale, dove i mutamenti culturali erano spesso il risultato di grandi spostamenti di popolazione. Lo studio ha individuato arrivi genetici dalle steppe eurasiatiche e dall’Anatolia durante le fasi tardo-bronzo, che coincidono con l’espansione della pastorizia itinerante e l’introduzione di nuove pratiche funerarie. Questo dimostra che, sebbene ci fossero migrazioni, non hanno stravolto la composizione genetica principale della popolazione residente.
La cultura si diffonde, non solo i popoli
Un aspetto particolarmente interessante emerso dalla ricerca riguarda la diffusione di alcune pratiche culturali. Ad esempio, la deformazione artificiale del cranio, tradizionalmente associata a popoli nomadi dell’Asia centrale come Unni e Avari, fu adottata dalla popolazione locale. La maggior parte degli individui con crani deformati, infatti, aveva un’ascendenza genetica locale, mentre solo una minoranza presentava origini centroasiatiche. Questo suggerisce che le pratiche culturali possono essere assimilate e diffuse senza che sia necessaria una migrazione su larga scala.
Nella tarda antichità, l’aumento della mobilità individuale, evidente soprattutto nei centri urbani e nei siti cristiani, ha portato a un mix genetico più dinamico, confermando il ruolo del Caucaso come un’importante frontiera e crocevia tra Europa e Asia. La ricerca apre nuove strade per comprendere la complessa storia di una regione che ha saputo mantenere la sua identità genetica pur accogliendo e integrando influenze esterne.


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