Il 20 agosto è partito dalla Russia il satellite biologico “Bion-M” n° 2, un sofisticato laboratorio progettato per condurre esperimenti scientifici in condizioni di microgravità. Dopo un mese di missione, il rientro sulla Terra è previsto il 19 settembre, quando la capsula di discesa porterà a casa gli organismi viventi e i dati raccolti. Si tratta di un programma che affonda le sue radici negli anni ’70 e che oggi continua a fornire informazioni fondamentali per la biologia spaziale e la medicina. Ma come è fatto, nello specifico, un satellite del genere?
Un laboratorio orbitante a più sezioni
Il “Bion-M” è composto da diversi moduli, ciascuno con funzioni specifiche.
- Il modulo di servizio ospita i motori, indispensabili per il controllo dell’orbita, e le batterie che garantiscono l’alimentazione elettrica;
- Il sistema di comunicazione si basa su antenne di diverso tipo: una radiolinea ad alta velocità per trasmettere immagini e video sullo stato degli organismi a bordo, e altre antenne dedicate alla telemetria e al coordinamento temporale, per mantenere il contatto costante con i centri di controllo a Terra;
- I serbatoi di ossigeno fanno parte dell’apparato di supporto vitale, che assicura condizioni ambientali compatibili con la sopravvivenza dei campioni biologici;
- La piattaforma sperimentale contiene una parte degli strumenti scientifici e dei sistemi di supporto alla missione,
- Il compartimento strumenti integra l’elettronica principale che governa l’intero satellite.
Per mantenere stabili le condizioni a bordo, “Bion-M” è equipaggiato anche con un radiatore-ventilatore, che disperde il calore nello Spazio, e con pannelli solari, che rappresentano la principale fonte di energia elettrica.
Il cuore della missione: la capsula
Il componente più importante è il modulo di discesa: una capsula pressurizzata che ospita gli organismi viventi durante la missione. La sua funzione è duplice: proteggere i campioni biologici dalle difficoltà dell’ambiente spaziale e garantire un rientro sicuro sulla Terra, così che gli scienziati possano studiarne le reazioni al volo orbitale.
Una missione per il futuro dell’esplorazione spaziale
Esperimenti come quelli condotti da “Bion-M” sono cruciali per comprendere come la vita si adatti alla microgravità e alle radiazioni cosmiche. Queste informazioni non servono soltanto alla ricerca biomedica terrestre, ma sono indispensabili anche per preparare viaggi di lunga durata nello Spazio, dall’orbita lunare fino a Marte.


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