Il 22 settembre, giorno dell’equinozio d’autunno nell’emisfero boreale, la Terra potrebbe essere investita da una regione di interazione co-rotante (co-rotating interaction region, CIR), una particolare struttura del vento solare che viaggia nello Spazio interplanetario. È quanto riporta il sito specializzato SpaceWeather.com. La coincidenza temporale non è banale: proprio durante gli equinozi, il nostro pianeta è più vulnerabile alle tempeste geomagnetiche a causa di un fenomeno noto come effetto Russell-McPherron. Anche piccole perturbazioni del vento solare, in questo periodo dell’anno, possono quindi innescare spettacolari aurore boreali e australi.
Che cos’è una regione di interazione co-rotante (CIR)
Le regioni di interazione co-rotante sono zone del vento solare in cui correnti a diversa velocità si incontrano e si comprimono. Il vento solare, infatti, non fluisce in maniera uniforme: proviene da diverse aree della corona solare, con velocità che variano notevolmente. Quando un flusso veloce incontra uno più lento, si crea una zona di accumulo di plasma e di campi magnetici compressi: questa è una CIR.
Man mano che il Sole ruota (impiegando circa 27 giorni per una rotazione completa), queste strutture vengono trascinate nello Spazio e possono investire la Terra in modo periodico. L’arrivo di una CIR può generare disturbi geomagnetici più o meno intensi, capaci di influenzare le comunicazioni radio, i satelliti e persino le reti elettriche.
L’effetto Russell-McPherron: perché l’equinozio è speciale
Nel 1973 gli scienziati Christopher T. Russell e Robert L. McPherron identificarono un particolare meccanismo che amplifica le tempeste geomagnetiche proprio durante gli equinozi. Il fenomeno nasce dalla geometria: l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto al piano dell’orbita solare fa sì che, nei giorni di equinozio, il campo magnetico terrestre si allinei in modo più favorevole con il campo magnetico trasportato dal vento solare. In altre parole, il “cancello magnetico” che separa lo Spazio interplanetario dalla magnetosfera terrestre si apre più facilmente, permettendo a più energia solare di fluire verso il nostro pianeta. Risultato: anche un disturbo relativamente debole del vento solare può scatenare aurore visibili a latitudini insolitamente basse.
Il vento solare: un fiume invisibile dal Sole alla Terra
Il vento solare è un flusso costante di particelle cariche – principalmente protoni ed elettroni – che si originano nella corona solare, la parte più esterna e calda dell’atmosfera del Sole.
Viaggia nello Spazio a velocità comprese tra 300 e oltre 800 km al secondo, trasportando con sé il campo magnetico solare, noto come campo magnetico interplanetario. Quando questo vento colpisce la magnetosfera terrestre, interagisce con il nostro campo magnetico, deformandolo e caricandolo di energia. È proprio questa interazione che alimenta le aurore polari: brillanti tende di luce che danzano nei cieli notturni.
Una coincidenza celeste
Se la CIR attesa per il 22 settembre dovesse effettivamente raggiungere la Terra, l’effetto combinato con l’equinozio potrebbe amplificare l’attività geomagnetica, rendendo più probabili e spettacolari le aurore. Un evento che, per gli osservatori del cielo, sarebbe una vera e propria celebrazione dell’inizio dell’autunno.



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