Un volo che chiude un’era e apre il futuro. Dal cielo del Texas si è levato un colosso d’acciaio alto 123 metri, illuminando le coste del Golfo del Messico con la potenza di 33 motori Raptor e una spinta di oltre 16 milioni di libbre. Era Starship, il razzo più potente mai costruito dall’uomo, impegnato nel suo 11° e ultimo volo di test della versione 2. Per SpaceX, l’azienda fondata da Elon Musk, non si è trattato di un semplice lancio, ma di una prova generale del futuro: un volo che chiude un capitolo fatto di tentativi, esplosioni e successi, e apre la strada a Starship Version 3, la piattaforma che promette di portare astronauti, satelliti e, un giorno, coloni umani sulla Luna e su Marte.
A quasi due anni dall’inizio del programma di test integrati, questo 11° volo ha avuto il sapore di un traguardo tanto tecnico quanto simbolico. SpaceX ha mostrato al mondo non solo che la riusabilità estrema dei razzi è possibile, ma che l’era in cui l’umanità potrà viaggiare regolarmente oltre l’orbita terrestre è davvero alle porte.
Starship, un test di precisione e controllo
Alle 18:23 ora locale (le 01:23 in Italia), il Booster Super Heavy ha acceso i motori, sollevando l’intera struttura con un fragore titanico dalla piattaforma di Starbase, nel Sud del Texas. Era l’ultimo decollo previsto da quella rampa, che verrà ora sostituita da una nuova, progettata per ospitare il futuro vettore Starship V3.
Dopo la separazione degli stadi, il booster – già protagonista del volo numero 8 – ha eseguito una discesa controllata verso il Golfo del Messico, testando una sequenza di accensioni complesse: prima 13 motori, poi 5, infine 3 per la fase finale. L’obiettivo era verificare l’efficacia del sistema di riaccensione multipla. Il risultato è stato un ammaraggio morbido e perfettamente riuscito, accolto dagli applausi del team di controllo.
Nel frattempo, il secondo stadio, Ship, ha continuato la sua traiettoria suborbitale, rilasciando 8 simulatori di massa – repliche dei satelliti Starlink – e testando un riavvio motore in volo, manovra cruciale per future operazioni in orbita e missioni di lunga durata.
Il rientro di Ship
Durante il rientro, SpaceX ha condotto uno dei test più audaci: alcune piastrelle del sistema di protezione termica sono state rimosse per valutare la resistenza della struttura “nuda” alle condizioni estreme del plasma atmosferico. Le telecamere hanno mostrato un bagliore incandescente avvolgere Ship, mentre i sensori registravano dati essenziali per migliorare i futuri scudi termici. Poi, con la consueta spettacolarità, Starship ha eseguito una manovra di “dynamic banking” e la celebre “bellyflop”, la caduta controllata “a pancia in giù” che dissipa energia e stabilizza il veicolo.
Dopo 66 minuti di missione, Ship ha completato il suo ammaraggio controllato nell’Oceano Indiano, chiudendo una missione senza intoppi. “Abbiamo promesso il massimo dell’emozione, e Starship ha mantenuto la promessa”, ha dichiarato il commentatore SpaceX Jake Berkowitz.
Starship, dalle difficoltà ai trionfi
Non è stato un cammino facile. I primi test della versione 2 di Starship, tra gennaio e maggio 2025, erano stati segnati da esplosioni e anomalie. Un prototipo era persino esploso a terra durante un test statico a giugno. SpaceX ha però dimostrato ancora una volta la propria filosofia di sviluppo “fail fast, learn faster”, fallire in fretta per imparare più in fretta. Con il 10° volo, ad agosto, l’azienda aveva già centrato tutti gli obiettivi principali; l’11° ha rappresentato la conferma definitiva: Starship è pronta per evolversi.
Starship V3: il razzo del domani
La prossima versione del veicolo, Starship V3, sarà più potente, più efficiente e soprattutto più vicina alla piena riusabilità. Il nuovo design includerà motori Raptor potenziati, serbatoi più grandi e un sistema di rifornimento in orbita che permetterà missioni lunari e marziane senza necessità di lanci multipli da Terra. Il booster disporrà inoltre di un anello di hot-staging integrato, che resterà agganciato invece di essere espulso, e di alette di controllo ridisegnate per una maggiore stabilità aerodinamica.
“Stiamo già costruendo diversi esemplari della nuova generazione di Starship e Super Heavy”, ha spiegato Dan Huot, portavoce SpaceX, con un restyling completo della parte superiore, dai motori ai sistemi di attracco per il rifornimento orbitale.
V3 sarà anche la prima versione a raggiungere pienamente l’orbita terrestre, con l’obiettivo di trasportare carichi più pesanti, tra cui i nuovi Starlink di prossima generazione, e, in prospettiva, moduli per le missioni lunari Artemis.
Dalla Luna a Marte: il sogno continua
NASA ha scelto Starship come lander lunare per la missione Artemis III, che dovrebbe riportare l’uomo sulla Luna entro il 2027. Tuttavia, molti esperti temono ritardi dovuti alla complessità del progetto. Ciononostante, SpaceX continua a guardare avanti: sul suo sito ufficiale ha già annunciato missioni cargo sulla Luna nel 2028 e su Marte nel 2030, al costo di 100 milioni di dollari per tonnellata di carico.
L’inizio dell’era multiplanetaria
Con l’11° volo di Starship, SpaceX non ha semplicemente testato un razzo: ha confermato che l’umanità è più vicina che mai a diventare una civiltà multiplanetaria. Ogni lancio, ogni esplosione e ogni successo rappresentano un passo verso un futuro in cui lo spazio non sarà più un luogo remoto, ma una destinazione abituale. Con il rombo di Starship che echeggia ancora sul Golfo del Messico, il sogno di conquistare il cosmo non è mai sembrato così reale.



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