Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è apparso poco propenso a fornire missili Tomahawk all’Ucraina dopo aver sentito il presidente russo Vladimir Putin e a poche ore dall’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Washington. “Anche gli Stati Uniti d’America hanno bisogno di Tomahawk. Ne abbiamo molti, ma ne abbiamo bisogno. Voglio dire, non possiamo esaurirli”, ha detto Trump ai giornalisti nello Studio Ovale. “Non so cosa possiamo fare al riguardo”. Il presidente degli Stati Uniti aveva già ventilato la possibilità di fornire a Kiev missili da crociera in grado di colpire obiettivi fino a 2.500 chilometri. L’esitazione di Trump sulle potenziali consegne arriva dopo la telefonata di due ore e mezza di ieri con il presidente russo Vladimir Putin, in cui entrambi i leader hanno discusso, tra le altre questioni, del trasferimento dei missili Tomahawk.
In una conferenza stampa successiva alla chiamata, il consigliere di Putin per la politica estera, Yuri Ushakov, ha affermato che il presidente russo ha sollevato direttamente la questione della fornitura di Tomahawk all’Ucraina. “Vladimir Putin ha ribadito che i Tomahawk non cambieranno la situazione sul campo di battaglia, ma causeranno danni significativi alle relazioni tra i nostri Paesi, per non parlare delle prospettive di una soluzione pacifica”, ha detto Ushakov, ribadendo l’opposizione di Putin al potenziale trasferimento.
L’annuncio di Zelensky
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato di aver incontrato i funzionari dell’azienda statunitense Raytheon che produce i missili Tomahawk e i sistemi Patriot richiesti da Kiev per potenziare le difese contro la Russia. “Abbiamo discusso della capacità produttiva di Raytheon, delle possibili strade per la nostra cooperazione volta a rafforzare la difesa aerea e le capacità a lungo raggio dell’Ucraina, nonché delle prospettive di una produzione congiunta ucraino-americana”, ha affermato Zelensky sui social media.



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