Negli ultimi giorni, il Sole è tornato a mostrare tutta la sua potenza.
Un gruppo di macchie solari particolarmente attivo – identificato come AR4246 – ha emesso almeno 3 espulsioni di massa coronale (CME) dirette verso la Terra. Questi fenomeni, pur essendo relativamente deboli e lenti, potrebbero arrivare simultaneamente nella giornata di oggi, 16 ottobre, con un effetto combinato in grado di generare una tempesta geomagnetica classe G2. Secondo i centri di monitoraggio spaziale, se la previsione sarà confermata, le aurore boreali potrebbero essere visibili molto più a Sud del normale rispetto alle aree polari.
Che cos’è una CME (espulsione di massa coronale)
Le CME, Coronal Mass Ejections, sono immensi getti di plasma solare – composti da particelle cariche e campi magnetici – che vengono espulsi dalla corona del Sole, la sua parte più esterna e calda. Quando una CME è diretta verso la Terra, può raggiungerci in uno o più giorni, trasportando un’ondata di particelle energetiche che interagiscono con il campo magnetico terrestre. Non tutte le CME causano tempeste: la loro pericolosità dipende dalla velocità, dalla densità del plasma e soprattutto dall’orientamento del campo magnetico solare rispetto a quello terrestre.
Nel caso attuale, le CME emesse da AR4246 sono deboli ma multiple: la loro combinazione simultanea potrebbe amplificare gli effetti geomagnetici, dando origine a un fenomeno più intenso del previsto.
Cos’è una tempesta geomagnetica
Una tempesta geomagnetica si verifica quando il flusso di particelle proveniente dal Sole perturba il campo magnetico terrestre.
Gli scienziati classificano l’intensità di queste tempeste su una scala che va da G1 (minore) a G5 (estrema).
La classe G2, attesa in questo caso, indica una tempesta moderata: abbastanza forte da generare aurore visibili a latitudini medie e da causare leggere interferenze nelle comunicazioni radio a onde corte o nei sistemi satellitari. Tuttavia, non rappresenta una minaccia diretta per le persone o le infrastrutture a terra.
Il fenomeno dell’aurora: quando il cielo si accende
L’effetto più spettacolare delle tempeste geomagnetiche è la formazione delle aurore, dette boreali nell’emisfero Nord e australi in quello Sud. Quando le particelle cariche del vento solare – protoni ed elettroni – entrano in collisione con le molecole dell’atmosfera terrestre, queste ultime si eccitano e rilasciano luce visibile: un bagliore che danza nel cielo, variando dal verde smeraldo al rosso, viola o blu, a seconda del gas coinvolto (ossigeno o azoto) e dell’altitudine in cui avviene l’interazione.
Normalmente, le aurore si osservano solo alle alte latitudini – Scandinavia, Canada, Alaska – ma durante eventi come quello previsto possono estendersi molto più a Sud, regalando visioni mozzafiato a regioni che raramente ne sono testimoni.



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