La presidenza della COP30 e i rappresentanti di oltre 150 governi e organizzazioni della società civile hanno raggiunto un accordo nella notte per far slittare a domani la discussione sugli obiettivi nazionali delle emissioni di gas serra (NDC) e sui finanziamenti, in modo da sbloccare l’agenda odierna e proseguire con temi meno controversi. Il Presidente della COP30, l’ambasciatore André Corrêa do Lago, ha ammesso che su questi ultimi temi serve un lungo negoziato. All’ordine del giorno di oggi figurano temi quali l’intelligenza artificiale, l’economia circolare, l’adattamento delle città, l’acqua e i rifiuti.
Sulla COP30 pesa l’assenza degli USA
Alla 30esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si sta tenendo in Brasile pesa l’assenza degli Stati Uniti. La preoccupazione maggiore alla COP30 di Belem è quella di non riuscire a fare passi in avanti senza un Paese così importante, sia per le responsabilità storiche legate all’inquinamento atmosferico sia per le scelte da prendere per abbattere le emissioni di CO2. Si punterà quindi tutto sulla necessità di tirare le somme e mettere a punto un bilancio, oltre che ‘bollinare’ i Piani nazionali aggiornati con la descrizione del contributo dei singoli stati alla salvezza dell’umanità.
Il Presidente USA Donald Trump considera i cambiamenti climatici una “bufala”; di conseguenza gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Accordo di Parigi. Per l’ambasciatrice di Palau Ilana Seid, Presidente dell’Alleanza degli stati insulari, il ritiro degli Stati Uniti ”ha davvero spostato l’asse” del sistema negoziale.
È per questo che i colloqui potrebbero, quest’anno, concludersi senza grandi colpi di scena. Sicuramente non dovrebbero esserci accordi ambiziosi. Gli Stati Uniti sono uno dei quattro Paesi assenti; gli altri sono San Marino, Afghanistan e Myanmar. Base di partenza di tutti gli altri Paesi, giunti a Belem, è la condivisione di un fatto: bisogna diminuire le emissioni derivanti dai combustibili fossili. Ma se non ci sarà un nuovo accordo, cosa dovremo aspettarci?
Osservatori e analisti immaginano questa COP come quella dell’attuazione, ovvero quella in cui i Paesi dovranno sigillare i Piani nazionali aggiornati per contrastare il cambiamento climatico. L’esempio da seguire è quello della cooperazione.
