Il lancio della Soyuz MS-28, avvenuto ieri alle 10:27 ora italiana dal Cosmodromo di Baikonur in Kazakistan, si è concluso con il consueto successo in orbita: dopo poco più di 3 ore la capsula ha attraccato alla Stazione Spaziale Internazionale e l’equipaggio ha dichiarato buone condizioni fisiche. A poche ore dall’evento, però, è emersa una notizia inattesa e potenzialmente significativa: il pad di lancio Site 31, l’unico attualmente utilizzato dalla Russia per inviare equipaggi nello Spazio, ha subito danni strutturali a seguito del decollo.
Cosa è successo
L’agenzia spaziale russa Roscosmos ha confermato l’incidente con un breve comunicato pubblicato su Telegram, in cui minimizza la portata del problema. Nel messaggio si legge che il razzo ha effettuato un lancio nominale e che un’ispezione post-lancio – descritta come prassi standard – ha evidenziato il danneggiamento di alcuni elementi della piattaforma di lancio. L’agenzia assicura inoltre che esistono componenti di riserva e che le riparazioni saranno effettuate nel più breve tempo possibile.
Tuttavia, osservatori indipendenti offrono una lettura diversa. La divulgatrice spaziale russa Katya Pavlushchenko (@katlinegrey), rilanciando le informazioni su X e su Telegram, ha riferito che a cedere sarebbe stata la cabina di manutenzione, una struttura che rimane sotto il pad fino a circa un’ora prima del decollo, quando viene retratta. Il meccanismo avrebbe funzionato come previsto, ma dopo il lancio la piattaforma sarebbe crollata nel canale di scarico dei gas. Secondo le fonti consultate da Pavlushchenko, l’origine dell’incidente potrebbe risiedere in blocchi di sicurezza non chiusi correttamente oppure danneggiati.
Riparazioni lunghe?
Una stima ben più severa proviene da Anatoly Zak, esperto del programma spaziale russo, che ha pubblicato una foto del sito dopo il cedimento. Zak ipotizza che la riparazione della struttura – definita “mobile service platform” o “service access platform” – possa richiedere fino a 2 anni. Ciò avrebbe ripercussioni significative: oltre ai lanci con equipaggio, il pad doveva ospitare anche il prossimo lancio senza equipaggio della navetta di rifornimento Progress MS-33, previsto per il mese prossimo.
Implicazioni per il programma spaziale russo
Se le stime più pessimistiche dovessero essere confermate, la Russia potrebbe trovarsi ad affrontare un rallentamento delle operazioni, con l’esigenza di dirottare i lanci su strutture alternative o ripianificare la sequenza delle missioni.
Il caso riporta l’attenzione sulle infrastrutture storiche di Baikonur, molte delle quali risalgono all’epoca sovietica e richiedono manutenzione costante. Nonostante la riuscita della missione Soyuz MS-28, il crollo della piattaforma sottolinea la vulnerabilità di un sistema che, pur affidabile in orbita, dipende da strutture a terra ormai datate.
Roscosmos non ha ancora fornito dettagli tecnici approfonditi né una valutazione ufficiale dei tempi di ripristino. Le prossime settimane saranno decisive per capire quanto questo incidente potrà influenzare il calendario dei lanci russi verso la Stazione Spaziale Internazionale.


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