La ricerca sulla longevità compie un balzo verso le stelle, utilizzando il volo spaziale come un laboratorio accelerato per studiare e contrastare l’invecchiamento. È quanto emerso dalla 5ª Giornata milanese della medicina aerospaziale, organizzata dall’Istituto di medicina aerospaziale dell’Aeronautica Militare “Angelo Mosso”, quest’anno dedicata a “Longevity and Human Flight”. L’invecchiamento è una sfida globale, con oltre un quinto della popolazione mondiale prevista superare i 60 anni entro il 2050. Come spiega il Maggiore Giovanni Marfia, direttore del Centro di medicina aerospaziale per le terapie avanzate (Cemata), l’ambiente spaziale accelera i meccanismi di deterioramento cellulare, offrendo un’opportunità unica per studiarli, in particolare l’impatto sui neuroni e sull’insorgenza di malattie neurodegenerative.
Nello Spazio, i distretti più colpiti sono il cervello e l’apparato muscolo-scheletrico. Per proteggere gli astronauti in missione e, in prospettiva, la popolazione terrestre, l’attenzione si concentra sui nutraceutici di origine naturale. I ricercatori hanno ottenuto risultati promettenti sperimentando molecole come la curcumina, il resveratrolo e i polifenoli, noti per la loro azione protettiva, con effetti antinfiammatori e antiossidanti. Questi composti potrebbero essere la chiave per sviluppare prodotti in grado di prevenire e rallentare l’invecchiamento sia per chi viaggia nello Spazio profondo sia per chi resta sulla Terra.


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