Latte di foca più complesso di quello umano? La scoperta che riscrive l’evoluzione nei mammiferi | FOTO

Una nuova ricerca rivela che il latte della foca grigia atlantica contiene zuccheri più vari, più grandi e con funzioni biologiche paragonabili a quelli umani

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    Madre e cucciolo di foca grigia sull'isola di May, Scozia. Credito: P. Pomeroy SMRU
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    Madre e cucciolo di foca grigia sull'isola di May, Scozia. Credito: P. Pomeroy SMRU
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    Una foca grigia madre allatta un cucciolo sull'isola di May, Scozia. Credito: P. Pomeroy SMRU
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Per molto tempo si è ritenuto che il latte umano fosse l’apice dell’evoluzione mammaria in termini di complessità biochimica, soprattutto per quanto riguarda gli oligosaccaridi, zuccheri specializzati che proteggono il neonato, modellano il microbiota e sostengono lo sviluppo intestinale. Una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications dimostra però che il latte della foca grigia atlantica (Halichoerus grypus) non solo possiede una complessità comparabile, ma presenta caratteristiche che superano persino quelle umane. Sono stati identificati 332 oligosaccaridi, di cui 240 completamente caratterizzati e 166 mai descritti prima, ampliando così di oltre il 20% il catalogo globale delle strutture note nel latte dei mammiferi.

Perché gli oligosaccaridi sono così importanti

Gli oligosaccaridi del latte (MOs) svolgono funzioni fondamentali: proteggono il neonato da patogeni, guidano la formazione del microbiota, supportano lo sviluppo intestinale e modulano la risposta immunitaria. La maggior parte della ricerca si è concentrata sull’uomo o sugli animali domestici, ma questi ultimi hanno profili di zuccheri molto più semplici rispetto a quelli delle specie selvatiche. Per questo motivo i risultati sulla foca grigia sono particolarmente sorprendenti: la natura conserva ancora una straordinaria biodiversità biochimica che spesso ignoriamo.

Un latte che si trasforma: la dinamica della lattazione delle foche

La lattazione della foca grigia dura appena diciassette giorni, ma in questo brevissimo periodo il latte subisce trasformazioni coordinate di sorprendente precisione. Nei primi giorni compaiono oligosaccaridi ricchi di motivi alpha-Gal. Nella fase centrale prevalgono strutture più stabili con antigeni del gruppo H e motivi LacdiNAc. Verso la fine della lattazione, invece, si osserva una crescita della presenza di molecole solfatate e motivi Lewis Y. Questa modulazione temporale ricorda quella del latte umano, che si adatta alle esigenze fisiologiche del neonato durante i primi mesi di vita.

Dal laboratorio al cucciolo: funzioni immunitarie sorprendenti

Gli autori hanno analizzato anche le funzioni biologiche di alcune molecole chiave. Il motivo LacdiNAc, molto abbondante nelle prime fasi della lattazione, ha mostrato proprietà immunomodulatorie sorprendenti. In test su macrofagi umani, LacdiNAc è in grado di aumentare la produzione di citochine antinfiammatorie o ridurre quella di mediatori pro-infiammatori, un effetto non osservato nella molecola simile LacNAc. I dati sperimentali e le curve delle citochine presenti nel documento confermano queste differenze in modo netto.

Lotta ai batteri: oligosaccaridi anti-biofilm

Un altro risultato di notevole interesse riguarda la capacità di alcuni oligosaccaridi di inibire la formazione del biofilm batterico, un meccanismo chiave che rende molte infezioni difficili da trattare. Molecole come LacdiNAc e 6’-sialyl-lattosio impediscono la formazione di biofilm in batteri patogeni come Staphylococcus aureus, Streptococcus agalactiae e Klebsiella pneumoniae, senza però inibirne la crescita. Questo dettaglio è cruciale perché suggerisce un potenziale impiego contro le infezioni senza stimolare resistenze antibiotiche.

Un prodotto dell’evoluzione: perché il latte delle foche è così avanzato

Il latte della foca grigia è frutto di adattamenti evolutivi estremi. La madre allatta il cucciolo per un tempo brevissimo e senza nutrirsi, trasferendo in pochi giorni energia, grassi e molecole bioattive in quantità elevatissime. L’ambiente marino è ricco di patogeni, e questo rende ancora più importante la presenza di zuccheri con funzioni antimicrobiche, immunitarie e intestinali. Le analisi mostrano anche che il profilo glicano del latte delle foche rispecchia con precisione le relazioni evolutive tra le specie dei Pinnipedi, distinguendo perfino famiglie e sottofamiglie sulla base delle strutture glicidiche presenti.

Implicazioni scientifiche e biomediche

Le scoperte dello studio aprono prospettive notevoli. Gli oligosaccaridi con proprietà antimicrobiche o immunomodulatorie potrebbero ispirare nuove formulazioni di latte artificiale, integratori per neonati prematuri o fragili e persino nuove strategie contro i biofilm, con applicazioni nella lotta alle infezioni ospedaliere. La complessità del latte umano rimane eccezionale per quantità totale, ma non può più essere considerata unica nella biodiversità mammaria. Esistono specie selvatiche con repertori altrettanto ricchi, e probabilmente molti altri mammiferi non studiati nascondono tesori simili.

Un invito a esplorare la biodiversità nascosta

Lo studio sul latte della foca grigia dimostra che la complessità biochimica del latte dei mammiferi è molto più varia di quanto immaginato. La natura non ha concentrato le sue innovazioni sull’essere umano: sono le specie selvatiche, spesso difficili da studiare, a custodire i segreti più sorprendenti. Il risultato è un invito a esplorare il mondo del latte animale con occhi nuovi. La complessità non è un monopolio umano: è una caratteristica diffusa e ancora largamente inesplorata del mondo dei mammiferi.

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