Gli incidenti che hanno causato la morte di numerosi alpinisti sul Pambari e sullo Yalung Ri in Nepal sono stati determinati da una concatenazione di eventi meteorologici eccezionali che hanno reso i pendii estremamente pericolosi. A spiegarlo è Agostino Da Polenza, storico coordinatore dei soccorsi dall’Italia con una lunga esperienza come capo spedizione. Secondo l’alpinista lombardo, i tragici eventi che hanno coinvolto gli scalatori sono dovuti a una vera e propria “sfortuna” causata da condizioni meteo “sfavorevoli“.
“La stagione autunnale è quella delle code dei monsoni“, ha spiegato Da Polenza all’AGI. A questo fattore si sono aggiunti, però, due fenomeni inusuali: “Si è sviluppata una depressione sul mar Arabico e in aggiunta un ciclone sull’Oceano Indiano. Tutte queste componenti hanno portato a una precipitazione straordinaria“.
Il risultato di questo maltempo “straordinario” è stato l’aumento esponenziale del rischio in quota: “Con queste condizioni climatiche straordinarie, i pendii cedono e cadono valanghe anche di grandi dimensioni“, ha concluso l’esperto.
La Piramide: il cuore della ricerca in alta quota
Il 70enne Agostino Da Polenza è una figura di spicco dell’alpinismo e della ricerca italiana. È infatti noto, tra le altre cose, per aver fondato il Comitato Ev-K2-CNR insieme al professor Ardito Desio, storico capo spedizione della prima salita italiana del K2 nel 1954 con Achille Compagnoni e Lino Lacedelli.
Il fulcro operativo del Comitato Ev-K2-CNR è la celebre Piramide, un centro di eccellenza internazionale per la ricerca scientifica d’alta quota, ribattezzato in seguito ‘Ardito Desio’. La struttura, costruita nel 1990 a 5.050 metri nella zona del campo base dell’Everest, versante nepalese, è una testimonianza diretta della potenza della natura in queste regioni estreme.
Da Polenza ha infatti ricordato un episodio passato come monito: “A seguito della coda dei monsoni, cicloni e depressioni, circa una quindicina di anni fa era caduta così tanta neve che aveva sfondato una parete della Piramide“.


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