Il dibattito sul Ponte sullo Stretto torna al centro dell’attenzione scientifica e politica con il seminario “Ponte sullo Stretto: confronto tecnico-scientifico su aspetti geologici e sicurezza del progetto”, un appuntamento che ha riunito alcune delle voci più autorevoli nel panorama nazionale. Dopo i saluti introduttivi del senatore a vita Elena Cattaneo e dell’amministratore delegato di Stretto di Messina S.p.A., Pietro Ciucci, la prima sessione ha visto un vivace confronto tra Carlo Doglioni, professore ordinario di Geodinamica alla Sapienza ed ex presidente dell’INGV, e Gianluca Valensise, dirigente di ricerca e sismologo dell’INGV.
Nella seconda parte dell’incontro il confronto si è confermato sempre più interessanti, con gli interventi di Iunio Iervolino, professore ordinario di Tecnica delle costruzioni dell’Università Federico II di Napoli – IUSS Pavia, Federico Mazzolani, professore emerito di Tecnica delle costruzioni della stessa università, Giorgio Diana, direttore della galleria del vento CIRIVE del Politecnico di Milano, e Mario de Miranda, ingegnere specializzato in ponti e grandi strutture ed ex docente dello IUAV di Venezia.
Un confronto articolato, tecnico e per molti aspetti decisivo, che offre nuove chiavi di lettura su uno dei progetti infrastrutturali più importanti del Paese.
Le relazioni
Il primo intervento è di Iunio Iervolino: “la teoria per calcolare le azioni sismiche di progetto è la più avanzata e razionale disponibile. Le strutture sono sempre progetto per non fallire. Non è possibile determinate l’accelerazione massima prodotta da un terremoto. Le incertezze sono su: sorgenti sismiche, occorrenza dei terremoti nel tempo, amplificazione locale e propagazione delle onde sismiche. Si progettano le strutture controllando i rischi di azioni più grandi di quelle di progetto e assumendo cautele aggiuntive”.
Sulla stessa linea anche Federico Mazzolani: “i ponti sono le opere che noi ingegneri amiamo di più. Non siamo contrari per principio alla realizzazione di un collegamento stabile Calabria-Sicilia. Siamo critici su questo progetto definitivo del 2011 non per partito. Le principali criticità: aerodinamica e instabilità strutturale, sismica e faglie attive, materiali e normative, fondazioni, vento estremo e cambiamenti climatici, mancanza di aggiornamenti progettuali. Le conseguenze dei cambiamenti climatici potrebbero portare rischi di instabilità. Sarà fondamentale effettuare prove a fatica sui cavi da svolgere prima del progetto definitivo e infine effettuare analisi geotecniche per verificare la pericolosità della faglia di Cannitello sotto il pilone lato Calabria”.
Giorgio Diana entra nel dettaglio: “l’azione del vento è il principale fattore sulla realizzazione dell’opera. Il ponte a due campate presentava dei problemi come il posizionamento della pila a grande profondità, la collisione delle navi e problemi delle pendenze per la percorribilità ferroviaria. Diventava imperativo realizzare un ponte a campana unica di 3300m. E’ importante analizzare l’azione del vento sul ponte. Per limitare la resistenza aerodinamica dell’impalco è necessario pensare ad un profilo alare. I profili alari hanno bassi valori del coefficiente di resistenza aerodinamica ma hanno valori elevati dei coefficienti di portanza e di coppia, che crescono al crescere dell’angolo di rotazione q dell’impalcato. Sono necessarie le prove da effettuare in galleria del vento per verificare il comportamento del ponte all’azione del vento”.
Poi il turno di Mario de Miranda: “in galleria del vento sono state fatte delle prove che hanno mostrato oscillazioni eccessive. Per contenere il rischio è stato previsto di predisporre dei dispositivi di smorzamento, però mai realizzati, mai testati, dovrebbero essere di dimensioni diverse e maggiori delle esperienze consolidate. Quindi non ci sono verifiche certe, in tal senso, sulla stabilità della struttura. Poi, in termini di deformazione, se i carichi sul Ponte sono tutti su una sola carreggiata, c’è una pendenza, e una pendenza può favorire il ribaltamento. “Non si può fare? Non lo so. Non dico che non si può fare, ma che non sono sicuro che si possa fare”. Poi De Miranda mostra alcuni precedenti legati a grandi Ponti nel mondo e in Italia – come quello di Genova – contraddistinti da alcuni problemi, in alcuni casi tragici.
Infine l’osservazione di Brancaleoni: “questa soluzione a campata unica è arrivata dopo varie ipotesi. Se le ipotesi a più campate fanno impressione oggi, figuriamoci ancora prima. Un Ponte di 3 mila metri per la sua lunghezza è più rigido di uno più corto”.
