Il livello dell’acqua nella diga che rifornisce la città di Mashhad, la seconda dell’Iran, è sceso sotto il 3%, alla luce della grave siccità che ha colpito la Repubblica islamica. Lo ha dichiarato all’agenzia di stampa Isna Hossein Esmaeilian, amministratore delegato della società idrica. “La capacità di stoccaggio dell’acqua nelle dighe di Mashhad è ora scesa a meno del 3%. La situazione attuale dimostra che la gestione del consumo idrico non è più solo una raccomandazione, ma una necessità”, ha sottolineato. “Se le persone riescono a ridurre i consumi del 20%, sembra possibile gestire la situazione senza razionare o interrompere l’erogazione dell’acqua”, ha aggiunto Esmaeilian. Mashhad e i suoi circa quattro milioni di abitanti fanno affidamento su quattro dighe per l’approvvigionamento idrico.
Le autorità iraniane ieri hanno annunciato possibili tagli all’acqua a Teheran a causa della peggiore siccità degli ultimi decenni. Le cinque grandi dighe che riforniscono di acqua potabile la capitale sono a livelli “critici“, con una vuota e un’altra a meno dell’8% della capacità.
A livello nazionale, 19 grandi dighe – circa il 10% dei bacini idrici del Paese – si sono di fatto prosciugate, ha dichiarato Abbasali Keykhaei della Iranian Water Resources Management Company a fine ottobre.
Il Presidente Masoud Pezeshkian ha ribadito che, senza precipitazioni prima dell’inverno, anche Teheran potrebbe dover affrontare un’evacuazione, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli.
Sono mesi che la siccità imperversa in tutta la Repubblica islamica: durante l’estate, le autorità hanno annunciato festività pubbliche a Teheran per ridurre il consumo di acqua ed energia, alla luce di interruzioni di corrente quasi quotidiane.



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