Oggi non si celebra solo la maestosità delle vette, ma la loro fragile chimica. In una coincidenza simbolica e operativa senza precedenti, la Giornata Internazionale della Montagna (IMD) di quest’anno funge da vertice conclusivo per il 2025, designato dalle Nazioni Unite come l’Anno Internazionale della Preservazione dei Ghiacciai. Il tema scelto per il 2025, “I ghiacciai contano per l’acqua, il cibo e i mezzi di sussistenza nelle montagne e oltre”, è un monito scientifico prima ancora che sociale.
Che cos’è e perché si celebra
Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2003 e coordinata dalla FAO, la Giornata Internazionale della Montagna mira a creare consapevolezza sull’importanza cruciale degli ecosistemi montani per la salute del pianeta. Non si tratta di una celebrazione estetica. Le montagne sono sistemi di supporto vitale:
- Coprono circa il 27% della superficie terrestre;
- Ospitano il 15% della popolazione mondiale;
- Forniscono tra il 60% e l’80% delle risorse d’acqua dolce del pianeta.
Tuttavia, sono anche tra gli ecosistemi più sensibili ai cambiamenti climatici, fungendo da “canarini nella miniera” per il riscaldamento globale.
Criosfera sotto assedio
Il 2025 è stato un anno cruciale per la glaciologia e la climatologia. L’Assemblea Generale dell’ONU ha dichiarato questo anno l’Anno Internazionale della Preservazione dei Ghiacciai, riconoscendo l’accelerazione senza precedenti della fusione glaciale. Il tema di oggi sottolinea una realtà idrologica spesso ignorata: i ghiacciai sono le “torri d’acqua” del mondo. La loro funzione di stoccaggio dell’acqua (accumulo invernale e rilascio estivo) è fondamentale per regolarizzare i flussi dei fiumi. Con il ritiro dei ghiacciai, questo “tampone” idrico viene meno, alternando periodi di piene improvvise (spesso disastrose, come i GLOF – Glacial Lake Outburst Floods) a periodi di siccità estrema.
Oltre 2 miliardi di persone dipendono direttamente dall’acqua di fusione dei ghiacciai per l’agricoltura, l’energia idroelettrica e il consumo domestico. La perdita di massa glaciale non è un problema locale delle “terre alte”, ma una crisi di sicurezza alimentare globale.
Le implicazioni scientifiche
Da un punto di vista strettamente geofisico e biologico, la perdita della criosfera montana innesca feedback loop pericolosi:
- Effetto albedo – La sostituzione di superfici bianche (ghiaccio/neve) con superfici scure (roccia nuda/vegetazione) aumenta l’assorbimento della radiazione solare, accelerando ulteriormente il riscaldamento locale;
- Migrazione verticale – Le specie vegetali e animali endemiche sono costrette a migrare verso quote più alte per cercare il loro optimum termico. Tuttavia, le montagne hanno un limite fisico (la vetta): molte specie rischiano l’estinzione per “assenza di spazio”, un fenomeno noto come escalator to extinction;
- Instabilità dei versanti – La degradazione del permafrost (il “cemento” che tiene insieme le rocce in alta quota) sta aumentando la frequenza di frane e crolli in aree precedentemente stabili.
Dalla scienza alla policy
La Giornata di oggi non chiude il discorso, ma apre una nuova fase operativa. Il 2025 ha visto anche l’istituzione della Giornata Mondiale dei Ghiacciai (21 Marzo), creando un calendario permanente di monitoraggio. La comunità scientifica internazionale chiede oggi non solo la riduzione delle emissioni, ma strategie di adattamento immediate: gestione integrata dei bacini idrografici, protezione delle comunità a valle dai rischi idrogeologici e investimenti nella ricerca sulla criosfera.
Il messaggio dell’11 dicembre 2025 è chiaro: salvare i ghiacciai non significa solo preservare un paesaggio da cartolina, ma garantire l’idratazione del futuro.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?