Per decenni abbiamo creduto che i farmaci per il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) agissero direttamente sui circuiti cerebrali della concentrazione. Ma una ricerca rivoluzionaria, recentemente rilanciata dal Washington Post, ribalta questa convinzione: stimolanti come il Ritalin e l’Adderall non sarebbero “potenziatori cognitivi“, bensì strumenti che aumentano la motivazione e lo stato di veglia, mimando gli effetti di un sonno ristoratore.
Lo studio: “Svegliare” il cervello, non focalizzarlo
Lo studio, condotto dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis e pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell, ha analizzato le scansioni cerebrali di quasi 5.800 bambini tra gli 8 e gli 11 anni. I risultati mostrano che questi farmaci agiscono principalmente sui centri della ricompensa e della veglia, e non su quelli dell’attenzione come si è sempre ipotizzato.
“I farmaci non rendono i bambini più intelligenti e non migliorano direttamente la loro capacità di prestare attenzione“, ha spiegato al Washington Post Nico Dosenbach, professore di neurologia e autore dello studio. “Piuttosto, rendono il cervello più vigile e fanno sì che compiti noiosi o faticosi sembrino più gratificanti. È questo effetto secondario che permette ai ragazzi di restare concentrati più a lungo“.
L’effetto “sonno artificiale”
Uno dei dati più sorprendenti emersi dalla ricerca è il legame profondo tra ADHD e riposo. Gli scienziati hanno scoperto che gli stimolanti sono in grado di “cancellare” la firma neurologica della carenza di sonno. In pratica, nei bambini che dormono meno delle nove ore raccomandate, il farmaco produce un’attività cerebrale che imita quella di un cervello ben riposato.
Questo spiega perché i farmaci migliorano le prestazioni scolastiche dei bambini con ADHD o di quelli che dormono poco, ma non sortiscono alcun effetto significativo sui bambini “neurotipici” che già riposano a sufficienza.
Il rischio: mascherare il problema invece di curarlo
Se da un lato la scoperta conferma l’efficacia dei farmaci per molti pazienti, dall’altro solleva un allarme tra i medici. Circa il 75% dei bambini e adolescenti con ADHD soffre di disturbi del sonno, e c’è il timore che il Ritalin venga usato per “coprire” i danni cognitivi causati da una stanchezza cronica.
“È fondamentale che clinici e famiglie considerino l’ADHD come un disturbo che copre le 24 ore, non solo il tempo trascorso a scuola“, ha dichiarato Jessica Lunsford-Avery della Duke University. Il rischio è che, eliminando i sintomi visibili della sonnolenza, si trascuri la necessità di migliorare l’igiene del sonno dei piccoli pazienti, con potenziali ripercussioni a lungo termine sulla loro salute mentale e fisica.
Gli esperti sottolineano che l’uso di questi farmaci resta trasformativo e fondamentale per molti bambini che faticano a inserirsi nel contesto sociale e scolastico. Tuttavia, la ricerca suggerisce un nuovo approccio terapeutico: prima di aumentare i dosaggi o iniziare una terapia farmacologica, medici e genitori dovrebbero analizzare attentamente le abitudini notturne dei ragazzi. Spesso, una corretta routine del sonno potrebbe essere la prima e più potente medicina.



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