Allenarsi sotto le sirene: i giovani sciatori ucraini inseguono Milano-Cortina tra macerie e coraggio

Centri sportivi devastati, piste segnate dalle esplosioni e continui allarmi aerei: nel nord dell’Ucraina ragazzi del fondo e del biathlon continuano a prepararsi senza rinunciare al sogno olimpico

Centri di allenamento rasi al suolo, piste diventate quasi irriconoscibili, boschi e foreste ridotti in cenere. E poi una paura costante, che può spezzare la concentrazione e interrompere ogni sessione di lavoro. Ma non riesce a spegnere i desideri. In mezzo a questo scenario di distruzione, tra il rumore improvviso dei droni, le sirene che obbligano a rifugiarsi sottoterra e gli ordigni inesplosi che rendono pericolose le zone vicine, un gruppo di giovani fondisti e biatleti ucraini prova a resistere nel modo più difficile: continuando ad allenarsi. Nel nord del Paese, le loro giornate scorrono tra esercizi fisici e prove tecniche, fino a quando l’allarme non rompe inevitabilmente la quiete. Senza farsi prendere dal panico, lasciano sci e attrezzatura e seguono gli allenatori nei bunker vicino al complesso sportivo che, anni fa, ha regalato all’Ucraina la sua prima medaglia olimpica: il bronzo di Valentyna Tserbe-Nesina nel biathlon a Lillehammer 1994.

La voce di Khrystyna Dmytrenko

Tra chi si allena in questo contesto estremo c’è anche Khrystyna Dmytrenko, 26 anni, che talvolta si unisce ai ragazzi del centro e che rappresenterà l’Ucraina a Milano-Cortina. Intervistata dall’Associated Press, ha raccontato con fierezza cosa significhi continuare a competere in tempo di guerra: “lo sport può dimostrare che l’Ucraina è forte. Siamo sulla scena internazionale e mostriamo ad altri Paesi, atleti e nazioni la nostra unità, la nostra forza e la nostra determinazione”.

Nella struttura colpita dai bombardamenti, i dormitori non ospitano più sogni spensierati: i bambini che dormono lì non immaginano più la gloria olimpica come un tempo. Eppure, diversi adolescenti – alcuni tra i migliori giovani fondisti e biatleti della nazione – continuano a prepararsi in spazi recintati e controllati.

Secondo Mykola Vorchak, allenatore di 67 anni, l’adattamento è stato quasi inevitabile: “ci siamo abituati così tanto che a volte non reagiamo neppure. Anche se contrasta con le regole di sicurezza, questi ragazzi sono stati temprati dalla guerra. Vivere così li ha trasformati anche a livello psicologico”.

Lo sport ucraino sotto pressione

Il conflitto ha colpito duramente lo sport ucraino: molti atleti sono stati costretti a fuggire o sono stati chiamati a combattere. Nel calcio, ad esempio, le partite vengono spesso sospese per gli allarmi e la presenza di pubblico è limitata dalla capienza dei rifugi. Molti atleti di alto livello, come pattinatori, sciatori e biatleti, oggi si allenano all’estero. Tuttavia, la base sciistica della Riserva Olimpica, gestita dal governo, continua a rimanere attiva per il fondo e il biathlon.

Il centro sportivo si trova alla periferia di Černihiv, a circa due ore a nord di Kiev, in una zona segnata in profondità dalla guerra: da lì passò l’esercito russo durante l’offensiva del 2022 nel tentativo di arrivare alla capitale. E ancora oggi la città è un obiettivo frequente di raid aerei che colpiscono la rete elettrica e le infrastrutture civili.

Strutture provvisorie e piste segnate dalle esplosioni

Qui, molte strutture sono state sostituite da soluzioni provvisorie: moduli temporanei usati come spogliatoi, servizi e piccoli uffici per lo staff tecnico. D’inverno, gli atleti si allenano sulle piste innevate; durante il resto dell’anno usano skiroll su un circuito asfaltato, dove i crateri e i segni delle esplosioni ricordano costantemente ciò che è accaduto. Le sessioni dei biatleti si svolgono con fucili laser puntati su bersagli elettronici. Tra una serie di tiri e l’altra, si rimettono gli sci in spalla e corrono fino al punto di partenza, con il viso arrossato dal gelo e la fatica che si mescola alla determinazione.

Proprio in quel centro, anni fa, si formò Valentyna Tserbe-Nesina, la campionessa che conquistò la prima medaglia olimpica dell’Ucraina indipendente. Ricorda quei periodi come un’esperienza intensa e semplice allo stesso tempo: “le condizioni non erano ideali, ma non avevamo alternative. Per noi quel posto era una famiglia, una piccola casa”, ha raccontato nella sua abitazione, circondata da scaffali pieni di medaglie, trofei e ricordi raccolti nelle competizioni in tutto il mondo.

Quando nel 2022 tornò a visitare la struttura, rimase sconvolta. I bombardamenti avevano distrutto edifici, mentre gli incendi avevano divorato molte altre aree. Nelle stanze dove un tempo lei e i suoi amici controllavano emozionati i tabelloni dei risultati fissati con il nastro, restavano solo vetri rotti e pareti spoglie. “Sono entrata e sono salita nella mia vecchia stanza al secondo piano. Non esisteva più: niente finestre, niente. Ho registrato un video e ho trovato i trofei che avevamo lasciato lì. Erano completamente bruciati”, ha raccontato.

Eppure, nonostante le macerie, quel luogo continua a generare speranze. Tra sirene, rifugi e piste ferite, i giovani atleti di Černihiv provano a custodire ciò che la guerra non è riuscita a portare via: il desiderio di competere, di rappresentare il proprio Paese e di inseguire, fino in fondo, un sogno olimpico.