Il conto alla rovescia per Artemis II è ufficialmente iniziato, segnando il ritorno dell’uomo nello Spazio profondo dopo oltre 50 anni. Mentre il potente razzo Space Launch System (SLS) e la capsula Orion svettano sulla rampa di lancio pronti per i test finali, i 4 membri dell’equipaggio – Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen – sono già entrati nel protocollo di stabilizzazione sanitaria lo scorso 23 gennaio. Questo periodo di quarantena, fondamentale per evitare che malattie terrestri compromettano la salute degli astronauti durante i 10 giorni di missione, è il preludio a un viaggio che non si limita a replicare il passato, ma mira a superarlo. Rispetto all’era Apollo, terminata nel 1972, Artemis II sfrutterà tecnologie di monitoraggio biometrico all’avanguardia per studiare come il corpo umano reagisca all’ambiente ostile oltre lo scudo protettivo della Terra. Non è solo un test di volo: è una missione scientifica cruciale che getterà le basi per Artemis III, il cui obiettivo sarà riportare stabilmente l’umanità sulla superficie lunare.
Oltre il record dell’Apollo 13
Uno dei momenti più attesi di Artemis II sarà il superamento del record di distanza dalla Terra per un volo spaziale umano. Attualmente il primato appartiene alla sfortunata (ma eroica) missione Apollo 13, che nel 1970 raggiunse una distanza di 400.171 km dal nostro pianeta.
Se il lancio avverrà regolarmente nella finestra di febbraio (che si apre il 6 del mese), l’equipaggio di Artemis II si troverà a orbitare attorno alla Luna proprio mentre il satellite si trova al suo apogeo (il punto più lontano dalla Terra). Si stima che la capsula Orion si spingerà fino a 404.576 km di distanza, volando circa 6.513 km oltre il lato nascosto della Luna. In questo contesto, Victor Glover e Christina Koch stabiliranno primati personali e storici: saranno rispettivamente la prima persona di colore e la prima donna a spingersi così lontano nel cosmo.
Nuove prospettive: il volto inedito della Luna
Un aspetto affascinante della missione riguarda ciò che gli astronauti vedranno dai loro oblò. Durante le missioni Apollo, gli allunaggi venivano programmati in modo che i siti di sbarco fossero illuminati dalla luce radente del mattino lunare per ragioni termiche e di visibilità. Questo, tuttavia, lasciava vaste porzioni del “lato nascosto” completamente avvolte nell’oscurità durante il passaggio degli astronauti.
Artemis II ribalterà questa prospettiva. Poiché il sorvolo avverrà vicino alla fase di Luna Nuova, il lato rivolto verso la Terra sarà nell’oscurità, mentre il lato nascosto sarà pienamente illuminato dal Sole. Ciò permetterà ai 4 pionieri di osservare e studiare a occhio nudo regioni craterizzate che nessun essere umano ha mai visto direttamente prima d’ora.
Rientro a velocità ipersonica
La missione non batterà record solo all’andata, ma anche al ritorno. Quando la capsula Orion colpirà l’atmosfera terrestre per il tuffo finale nell’oceano, viaggerà a una velocità di circa 40mila km/h. Sarà il rientro più veloce mai effettuato da un equipaggio umano, superando i 39.897 km/h stabiliti dall’Apollo 10 nel 1969.
Questa fase testerà la resistenza dello scudo termico di Orion a temperature estreme, garantendo che i futuri equipaggi possano tornare sani e salvi anche da viaggi più lunghi verso Marte.
Un ponte verso il futuro
Nonostante l’importanza di questi traguardi, il comandante Reid Wiseman ha espresso un desiderio singolare: spera che la loro missione venga “dimenticata” in fretta. Il senso di questa affermazione è profondo: se Artemis II verrà eclissata dai futuri successi di Artemis III (prevista non prima del 2028), significherà che l’umanità sarà finalmente riuscita a stabilirsi sulla Luna in modo permanente. Per ora, però, il mondo resta con il fiato sospeso per questo storico balzo verso le stelle.




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