Vi siete mai chiesti come facessero le persone a viaggiare 50 o 60 anni fa, senza Google Maps e simili, motori di ricerca tramite i quali costruire il proprio itinerario e mail per prenotare e chiedere informazioni? Oggi sarebbe impensabile organizzare un viaggio senza questi strumenti, ma tra altri 50 o 60 anni (o forse molto prima) sarà impensabile farlo senza l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Sebbene appena iniziato, il 2026 si conferma l’anno in cui l’AI conquisterà definitivamente il mondo del turismo. Se per molti è già un ottimo strumento di supporto, il prossimo passo sarà affidare all’AI la totale organizzazione del viaggio, in alcuni casi addirittura farle decidere la destinazione, grazie a prompt e automatismi.
Dall’ispirazione all’azione: il salto verso l’Agentic AI
Affidarsi a siti aggregatori per confrontare prezzi di voli e hotel, ormai, è la norma ma nel 2026 potrebbe diventare “storia vecchia”. L’intelligenza artificiale che noi tutti ormai conosciamo si sta infatti trasformando, coinvolgendo sempre più settori, incluso quello del turismo. Dimenticate gli ormai famosi “bot” e “chatbot”: i viaggiatori del domani si rivolgeranno ai sistemi agentici (“agentic AI”) in via di sviluppo e miglioramento. Un agentic AI è un sistema di intelligenza artificiale costituito da agenti AI, ovvero modelli di machine learning basati sull’AI generativa e su modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). In parole semplici, in un sistema multiagente l’AI coordina i singoli agenti, dedicati ognuno a un’attività secondaria, imitando il processo decisionale umano per raggiungere un determinato obiettivo. Cosa vuol dire, questo, in termini di viaggio? Vuol dire che basterà condividere con il sistema agentico il proprio calendario, i propri desideri, qualsiasi informazione utile (come micro-preferenze e cronologia degli ultimi viaggi) e persino il proprio stato d’animo perché questo organizzi un viaggio “su misura”. In totale autonomia, l’AI sceglierà la destinazione più adatta a noi, pianificherà il viaggio, tenendo anche conto di fattori esterni come meteo e attualità, prenoterà voli e altri mezzi di trasporto, hotel e alloggi di ogni tipo, sceglierà le attività migliori per noi e le renderà possibili, gestirà qualsiasi tipo di prenotazione e processo di check-out. Tutto a partire da un prompt, ovvero un comando, un’istruzione o domanda fornita con un linguaggio naturale, testo, immagini o suoni (sì, anche una descrizione vocale). Ad esempio, mettiamo che, al termine di un periodo lavorativo, si voglia staccare la spina per qualche giorno; basterà chiedere all’AI e questa genererà un piano di viaggio ad hoc utilizzando dati inseriti e dati disponibili in tempo reale, organizzando e gestendo ogni aspetto del viaggio. Insomma, l’AI non si limiterà più a suggerire, ma agirà per conto dell’utente in modo dinamico, persino cambiando i piani se necessario.
Aeroporti del futuro: biometria, identità digitale e bagagli “intelligenti”
L’utilizzo dell’AI non si diffonderà solo tra i singoli viaggiatori ma anche nei settori dei trasporti e dell’hospitality. La tecnologia sta rendendo gli aeroporti sempre più efficienti, con l’intelligenza artificiale a gestire code, controlli di sicurezza e trasporto dei bagagli. Mandati in pensione documenti e permessi cartacei, ai viaggiatori (soprattutto quelli internazionali) verrà richiesto sempre più l’utilizzo di wallet di identità digitale per superare check-in e controlli, mentre sono già attivi sistemi di archivi digitali biometrici (come l’EES, Entry-Exit System, in Europa) che ai vecchi timbri sul passaporto sostituiscono scansioni biometriche di volto e impronte per velocizzare il passaggio dalle frontiere. Dimentichiamoci anche lo stress dei bagagli persi: grazie ai sensori intelligenti l’intelligenza artificiale traccerà i movimenti dei bagagli dal check-in di partenza all’aeroporto di destinazione, riducendo drasticamente il rischio di smarrimento. Infine, alcune compagnie di volo hanno già implementato l’utilizzo dell’AI per la manutenzione dei velivoli e l’ottimizzazione dei turni degli equipaggi. Il risultato è non solo maggiore sicurezza in volo ma anche riduzione di ritardi e cancellazioni.
Oltre lo standard: wellness biometrico e la tendenza “Glow-cations”
Una tendenza che certamente possiamo lasciare negli anni passati è quella dell’esperienza di viaggio standardizzata. Ora il viaggio diventa esperienza, un’immersione profonda e individuale con i luoghi, con la cultura, con la natura, alla ricerca di autenticità e significato, non più qualcosa da “mostrare” ma qualcosa da vivere. Con l’intelligenza artificiale questa tendenza subirà un’ulteriore evoluzione, e il viaggio diventerà un’esperienza totalmente basata sull’identità individuale degli utenti, nonché sulla loro salute. Il wellness travel, infatti, si trasformerà in wellness intelligente, unendo la tecnologia biometrica alla cura della persona. Ad esempio, l’intelligenza artificiale potrà, analizzando dati ambientali come clima, tasso di umidità, livelli di smog e raggi UV, nonché dati biologici come microbioma e DNA, suggerire agli utenti la migliore destinazione per tipologia di pelle, una tendenza nota come “glow-cations”. O ancora, potrà non solo gestire la prenotazione di una camera d’albergo, ma anche cercare camere con illuminazione calibrata e suggerire orari e modalità di viaggio basandosi sui ritmi circadiani degli utenti, così da evitare jet-lag e migliorare il sonno.
Sostenibilità e dati: l’AI come alleata contro l’over-tourism
Cresce, in generale, l’interesse per l’ambiente e, soprattutto, per modalità di viaggio più sostenibili. In questo, come in altri aspetti, l’intelligenza artificiale avrà un ruolo molto importante. Grazie all’analisi dei dati in tempo reale, infatti, gli strumenti di eco-routing stanno diventando sempre più efficienti e in grado di suggerire i migliori percorsi a basse emissioni e le modalità di trasporto intermodali. L’AI si conferma, poi, un ottimo alleato contro l’over-tourism: da una parte, le organizzazioni la sfruttano per la gestione e la deviazione dei flussi di visitatori; dall’altra, gli utenti possono organizzare le proprie visite in base ai dati sull’affollamento o, in alcuni casi, vedersi suggerire destinazioni meno note, ancora poco conosciute e quindi meno visitate. Ancora, nella lotta al greenwashing, l’AI è ormai in grado di analizzare e verificare certificazioni di sostenibilità e rapporti sull’impatto ambientale, garantendo all’utente scelte più “verdi” e consapevoli.
L’era del “Raw”: come i social e gli algoritmi cambiano le mete
L’influenza che l’AI sta avendo e continuerà ad avere sulle nostre abitudini di viaggio non deve sorprendere, anzi. Non è infatti la prima volta che un fattore tecnologico e digitale cambia il nostro modo di viaggiare. Pensiamo a tutti quegli strumenti ormai dati per scontati (mappe interattive a portata di smartphone e prenotazioni con un click), certo, ma non dimentichiamoci dei social network. Nati per creare connessioni digitali, negli anni i social si sono trasformati in “vetrine” ma oggi stanno subendo un’ulteriore evoluzione, diventando motori decisionali per gli utenti che scrollando decidono anche dove, come e perché viaggiare. Il primo segnale di questa evoluzione è la “trendificazione” delle destinazioni. Il processo attraverso il quale scegliamo dove andare, oggi, è guidato da fenomeni virali e algoritmi dove immagini e influencer hanno più potere di consigli di amici e familiari e suggerimenti di agenti di viaggio. Non a caso a spingere molti viaggiatori verso determinate destinazioni sono proprio la motivazione estetica e la performance digitale, ovvero la possibilità di scattare foto e registrare video in “belle” location e mostrarlo sui propri profili social, sfruttando la possibilità di usare tag geografici per dire a tutti dove si trova quel determinato luogo (che sia un tramonto mozzafiato o un bar colorato), da qui l’ormai nota definizione di “instagrammabile”. D’altro canto, nel 2026 ci lasceremo alle spalle in modo definitivo le foto “glossy”, modificate e filtrate per apparire più patinate possibile, a favore di contenuti “raw”, grezzi e autentici. Sempre in tema di autenticità, i social network sembrano influenzare le nostre scelte di viaggio anche in senso negativo: così, scrollando, scegliamo non dove andare ma dove non andare. In risposta all’eccesso di popolarità di alcune destinazioni, alcune ormai vittime dell’over-tourism, infatti, sempre più persone cercano gemme nascoste sconosciute agli algoritmi, rifuggendo l’affollamento e le esperienze standardizzate a favore di frontiere di viaggio più autentiche.
Destinazioni 2026: dal Giappone all’Asia Centrale, le rotte spinte dai trend
Classici intramontabili da un lato, nuove scoperte e gemme nascoste dall’altro: ecco quali saranno le mete più gettonate secondo intelligenza artificiale e trend social. Il 2026 è l’anno del Giappone, una delle destinazioni di viaggio più desiderate a livello globale. Cresce infatti l’interesse per questo Paese, per la sua cultura, per la sua estetica, per l’architettura delle sue metropoli, Osaka e Kyoto in testa, ma anche per il suo patrimonio naturalistico, dai ciliegi in fiore ai paesaggi mozzafiato dello Shimanami Kaido, l’itinerario ciclistico panoramico che collega l’isola di Honshu (dalla città di Onomichi) all’isola di Shikoku (alla città di Imabari), fino alle spiagge tropicali e acque cristalline dell’isola di Okinawa. In generale, l’Oriente sembra conquistare punti, una popolarità che dopo la riapertura al mondo sta investendo anche la Cina, in primis le città di Harbin e Guangzhou, e l’Asia Centrale, come il Kazakistan, nuova frontiera per il trekking e la cultura nomade. Le attività nella natura sono ormai un importante motore del turismo globale, un trend detto “nature-first” che, con i suoi numerosi Parchi naturali, coinvolge in maniera importante anche gli Stati Uniti. Tra le mete emergenti, spinte da costi contenuti, fascino storico ed esperienze meno commerciali, invece, ci sono Madeira in Portogallo, Tbilisi in Georgia e Phu Quoc in Vietnam. Infine, il Mediterraneo si conferma un trend sempre stabile, con Spagna e Italia a fare da apripista. Il mare più sognato (e fotografato) è quello della Sardegna mentre Milano resta una città cult per lusso e innovazione. Chi vorrà viaggiare in maniera low-cost, invece, si rivolgerà all’Albania. In definitiva, quando si parla di intelligenza artificiale applicata al viaggio, possiamo dimenticare lo stress della pianificazione, della scelta, dell’organizzazione. Al viaggiatore non resterà che fare l’unica cosa che una tecnologia ancora non può fare: emozionarsi davanti a un panorama.



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