Dio ha un indirizzo? Ex fisico sostiene di averlo trovato (ma è irraggiungibile)

Secondo Michael Guillén, il Creatore vivrebbe oltre l'Orizzonte Cosmico, a 439 trilioni di km da noi. Attenzione però: è un errore di prospettiva

C’è chi lo cerca nella preghiera, chi nel prossimo e chi con un telescopio e le equazioni di Einstein. Michael Guillén, ex fisico di Harvard e noto divulgatore, ha lanciato una teoria che sta facendo discutere: Dio avrebbe una collocazione fisica precisa nell’universo, situata a circa 439 trilioni di km dalla Terra. Sebbene l’idea possa affascinare, la comunità scientifica ha subito tirato il freno a mano. Ecco perché questa teoria, pur poggiando su concetti di astrofisica reale, appartiene più alla speculazione filosofica che alla scienza accademica.

Il “confine” dell’universo: l’Orizzonte Cosmico

Per capire la tesi di Guillén, dobbiamo guardare in alto. Poiché l’universo è in espansione, la luce di oggetti molto distanti non è ancora riuscita a raggiungerci. Esiste quindi un limite a ciò che possiamo vedere: l’Orizzonte Cosmico.

Secondo la Legge di Hubble, più un oggetto è lontano, più velocemente si allontana da noi. Guillén spiega: “Teoricamente, una galassia che si trova a 273 miliardi di trilioni di miglia dalla Terra si muoverebbe a 300mila km/s, ovvero alla velocità della luce“.

A quella distanza estrema, la luce non potrà mai raggiungerci perché lo spazio tra noi e quel punto si espande più velocemente della luce stessa. È qui che Guillén vede una connessione con il sacro.

Tra Bibbia e Relatività: dove il tempo “si ferma”

Guillén intreccia le sacre scritture con la Relatività Generale di Einstein. Sostiene che, all’Orizzonte Cosmico, il tempo sembri fermarsi. In questo stato di “eterno presente” e di a-temporalità, il fisico individua la dimora ideale per esseri immateriali e immortali, identificando quel luogo con il Paradiso biblico.

Tuttavia, c’è un grosso “ma”. Sebbene Guillén utilizzi termini scientifici, la sua interpretazione è considerata tenue e speculativa.

Perché la scienza non è d’accordo

Il problema principale della teoria di Guillén risiede nel modo in cui interpreta l’Orizzonte Cosmico. Ecco i punti chiave che smentiscono l’idea di un “luogo fisico” per la divinità:

  • L’Orizzonte non è un luogo, ma una prospettiva: l’Orizzonte Cosmico dipende dall’osservatore. Noi siamo l’orizzonte di qualcun altro, ma non per questo siamo divinità;
  • Il tempo non si ferma davvero: per un osservatore sulla Terra, un evento al confine dell’universo sembra rallentare fino a fermarsi a causa del redshift estremo (la luce viene “stirata” dall’espansione). Ma per chi si trovasse lì, il tempo scorrerebbe normalmente;
  • Nessuna barriera fisica: non c’è un “muro” o una fine dello Spazio. È solo il limite della nostra capacità di ricevere informazioni.

In breve, immaginare Dio confinato a 439 trilioni di km sarebbe come dire che l’orizzonte che vediamo in mare è un muro fisico: se provassimo a raggiungerlo, continuerebbe a spostarsi più in là.

Un dibattito tra fede e fisica

Mentre la scienza respinge l’idea che un limite osservativo possa essere una “sede divina” abitabile, la suggestione di Guillén resta un esercizio affascinante su quanto poco conosciamo del nostro universo. È poetico, certo, ma non va dimenticato che è un errore trattare un confine visivo come se fosse una coordinata geografica.