“È in corso un censimento delle persone che vanno sostenute”. Lo ha detto il capo del Dipartimento della Protezione Civile nazionale Fabio Ciciliano al termine della riunione a Niscemi (Caltanissetta) per la frana che ha causato oltre 1500 sfollati. “Quando sarà possibile intervenire per i primi interventi sul territorio? Solo dopo che si concluderà il deflusso dell’acqua – ha aggiunto – Non è possibile, al momento, fare una stima dei danni. La frana è ancora in corso”. “Sarà necessario un piano complessivo di delocalizzazione per chi non potrà più vivere nelle zone della frana“, ha detto.
“Le case prospicienti sul coronamento della frana non potranno più essere abitate e quindi è necessario ragionare su una delocalizzazione definitiva per quelle famiglie. Ci dev’essere una fascia di sicurezza. Qualsiasi altra considerazione è prematura. Va comunicato a tutti che le case che sono sul ciglio e che sembrano integre non potranno essere raggiunte neanche dai Vigili del Fuoco per togliere i beni di queste abitazioni. Questo dev’essere chiaro”, ha aggiunto Ciciliano.
Schifani: “chi perde casa non rimarrà senza abitazione”
“È chiaro che è una situazione grave, dinamica; non è un terremoto, dove avviene e poi si ricostruisce. Questa è una situazione critica in evoluzione, per cui è giusta l’indicazione dei 150 metri di sicurezza. Poi si deciderà se ridurla o meno, però è evidente che c’è tanta gente che non tornerà più in quelle abitazioni”. Lo ha detto il Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, al termine del vertice che si è tenuto al Comune di Niscemi. Presenti all’incontro, fra gli altri, il capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile Fabio Ciciliano, il dirigente generale della Protezione Civile regionale Salvo Cocina, il prefetto di Caltanissetta Donatella Licia Messina, l’assessore alla Salute Daniela Faraoni, il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti, il soggetto attuatore della Struttura commissariale contro il dissesto idrogeologico Sergio Tumminello, il segretario generale dell’Autorità di bacino Leonardo Santoro.
“Si sono fatte analisi sull’aspetto dell’assistenza sanitaria che viene garantita – ha aggiunto -. Abbiamo fatto degli incontri, stiamo sollecitando il riaggancio del gas che manca, naturalmente si potenzieranno le squadre dedicate a questa attività, le abbiamo fatto chiamare. Per quanto riguarda poi la questione della ripopolazione di chi perderà la casa, ci stiamo facendo carico di realizzare un progetto programma di ricollocazione, a spese naturalmente pubbliche di nuovi alloggi; alcuni nuovi in via di fatto, sostanzialmente, altri trasferimenti in alloggi già esistenti, ma comunque c’è un piano che prevede di dare garanzia a tutti coloro i quali non potranno rientrare nella loro abitazione di potere avere una nuova abitazione. Questo è l’impegno della Regione. Chi perde la casa non rimarrà senza casa e certamente sarà salvaguardato“, ha sottolineato il Presidente.
La rabbia dei residenti: “non è stato fatto nulla in 30 anni”
Al termine dell’incontro nel municipio di Niscemi, è esplosa la rabbia di alcuni residenti che hanno gridato “Vergogna”. “Cosa è stato fatto in questi 30 anni?“, hanno chiesto in molti, considerato che nel 1997 si verificò un’altra frana. “Dobbiamo stare sempre con le valigie pronte? Dove andremo a dormire? Non sappiamo dove ci ritroveremo da un momento all’altro”. In molti hanno reclamato sicurezza. “Questa è una tragedia annunciata perché Niscemi è su una zona a rischio. Abbiamo bisogno di aiuti immediati, non di passerelle”.



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