L’inizio del 2026 segna per l’Europa un punto di svolta climatico senza precedenti negli ultimi decenni. Una configurazione barica eccezionale, caratterizzata da un robusto “Greenland Blocking” e da un contemporaneo collasso del vortice polare stratosferico, ha permesso a una massa d’aria di estrazione artico-siberiana di dilagare sull’intero continente. Secondo le analisi del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF) e del sistema Copernicus, le anomalie termiche registrate tra l’1 e l’8 gennaio hanno toccato picchi di –15°C rispetto alle medie stagionali in gran parte dell’Europa centrale e balcanica, configurando quella che gli esperti definiscono una “Wetterlage” di blocco persistente.
E se l’Italia ha raggiunto temperature incredibili nelle scorse ore, negli altri Paesi il freddo è stato ancor più intenso. In Scandinavia, il freddo ha raggiunto livelli estremi già nei primi giorni dell’anno. L’Istituto Meteorologico Svedese (SMHI) ha confermato che la tempesta Johannes ha trascinato aria gelida su Stoccolma, dove le minime urbane sono scese a -18,4°C, mentre nelle regioni della Lapponia si sono sfiorati i -42°C. In Finlandia, l’istituto nazionale FMI ha registrato a Helsinki una minima di -21,2°C nella notte del 5 gennaio. In Norvegia, l’istituto MET Norway ha segnalato record locali a Oslo con temperature scese fino a -19,8°C, un valore che non si toccava con tale persistenza dal decennio scorso, paralizzando i trasporti ferroviari a causa della contrazione termica dei binari.
Gelo e neve eccezionali in Germania e Francia
Scendendo verso l’Europa centrale, il Deutscher Wetterdienst (DWD) ha documentato una settimana di gelo severo in Germania. A Berlino la colonnina di mercurio ha segnato -14,6°C nella notte dell’Epifania, mentre a Monaco di Baviera si sono raggiunti i -16,2°C sotto una coltre nevosa superiore ai 30cm. In Polonia, l’istituto IMGW-PIB ha riportato dati ancora più crudi con Varsavia che ha registrato -19°C e punte di -24°C nelle aree rurali orientali. Anche la Francia ha vissuto giornate critiche: Météo-France ha confermato che Parigi è stata colpita da nevicate intense che hanno portato la minima a -8°C, un dato significativo per il microclima urbano della capitale, con ben sei aeroporti nel nord del Paese temporaneamente chiusi per ghiaccio e neve.
Sempre per quanto riguarda la Francia, l’istituto nazionale Météo-France ha documentato nevicate di portata storica che hanno interessato oltre la metà del territorio nazionale, portando all’attivazione della vigilanza arancione per 26 dipartimenti. I rilievi ufficiali hanno registrato accumuli particolarmente severi lungo la fascia atlantica e nel nord-ovest: nei dipartimenti della Vandea e della Charente-Maritime, le stazioni meteorologiche hanno misurato spessori compresi tra i 15 e i 20 centimetri, valori estremamente rari per queste aree costiere che hanno riscritto le medie stagionali degli ultimi trent’anni. Nel bacino parigino, la neve ha raggiunto uno spessore tra i 5 e i 7 centimetri, ma è stata la sua persistenza su strade gelate a determinare una paralisi quasi totale della viabilità; il servizio istituzionale Sytadin ha infatti certificato un picco record di 990 chilometri di congestione stradale nell’Île-de-France, segnando il valore più alto mai rilevato nella regione per cause meteorologiche. L’evento è stato ulteriormente aggravato dal passaggio della “Tempesta Goretti”, ufficialmente nominata dall’istituto il 6 gennaio, che ha introdotto ulteriori venti gelidi e ulteriori precipitazioni, costringendo la DGAC (Direction Générale de l’Aviation Civile) a imporre la cancellazione preventiva di numerosi voli negli scali di Parigi-Charles de Gaulle e Orly per garantire la sicurezza delle operazioni di decollo e atterraggio in condizioni di ghiaccio severo.
Temperature polari e tanta neve anche dal Regno Unito ai Balcani
Nel Regno Unito, il Met Office ha emesso allerta ambra per neve e ghiaccio, confermando che nelle Highlands scozzesi la temperatura è crollata a –12,5°C, mentre a Londra (stazione di Heathrow) si sono toccati i -8°C, valori accompagnati da un wind chill (temperatura percepita) reso proibitivo dai venti settentrionali. In Austria e Svizzera, GeoSphere Austria e MeteoSwiss hanno monitorato temperature di -15,8°C a Vienna e -13,4°C a Zurigo, con accumuli nevosi che sulle Alpi hanno superato i 150 centimetri in meno di 48 ore, portando il rischio valanghe al grado 4 su una scala di 5.
L’Europa meridionale non è stata risparmiata. In Spagna, l’AEMET ha segnalato un crollo termico a Madrid con minime di -4,2°C e nevicate nell’entroterra castigliano, mentre nei Balcani la situazione è apparsa drammatica. In Serbia e Croazia, i servizi meteorologici nazionali hanno dichiarato lo stato di emergenza con temperature di -18°C a Belgrado e nevicate che hanno isolato interi distretti montuosi.
Record storici per l’estensione della neve in Europa
L’estensione dell’innevamento continentale in questa prima settimana del 2026 è stata monitorata con precisione dai satelliti Sentinel del programma Copernicus e da EUMETSAT. I dati indicano che oltre l’80% della superficie europea è attualmente coperta da neve o ghiaccio, un’estensione che non si osservava in modo così uniforme dal 2010, ben 16 anni fa! Le immagini satellitari mostrano persino isole greche come Lemno completamente imbiancate:
La nevicata di Capodanno a Lemno è stata un evento davvero straordinario per il Mediterraneo:
Nei Paesi Bassi il KNMI ha confermato un innevamento diffuso con accumuli di 15-20 centimetri che hanno messo a dura prova la rete logistica del porto di Rotterdam. Questa copertura nevosa agisce come un potente feedback climatico (effetto albedo), riflettendo la radiazione solare e contribuendo a mantenere le temperature minime estremamente basse durante la notte attraverso il raffreddamento radiativo.
Già il 5 gennaio, prima delle nevicate degli ultimi quattro giorni, l’innevamento superava il 70% del continente:
Impressionante, invece, il confronto dell’innevamento del suolo europeo con gli otto anni precedenti rispetto alla giornata odierna: l’eccezionalità dell’estensione attuale di neve e gelo in Europa balzano subito all’occhio:
La tenuta del sistema energetico europeo e i livelli degli stoccaggi del gas
Il sistema energetico europeo sta affrontando questa crisi termica poggiando su una rete di stoccaggio del gas che, sebbene sollecitata, sta dimostrando una tenuta strategica. Secondo i dati ufficiali di Gas Infrastructure Europe (GIE) aggiornati al 5 gennaio 2026, il livello medio degli stoccaggi dell’Unione Europea si attesta intorno al 60% della capacità totale. Nello specifico, la Germania riporta un riempimento del 55%, la Francia del 57% e l’Italia si conferma tra i Paesi più solidi con il 72,5%. Nonostante l’impennata della domanda per il riscaldamento e la produzione elettrica (necessaria a compensare la minore resa dell’eolico durante i periodi di alta pressione termica), l’ente ENTSOG ha sottolineato che la diversificazione delle rotte di approvvigionamento e il GNL permettono di gestire l’attuale scenario di “stress test” climatico. Tuttavia, il prelievo giornaliero dagli stoccaggi ha raggiunto ritmi record, mai visti negli ultimi quindici anni, rendendo fondamentale il monitoraggio delle riserve per il proseguimento del trimestre invernale. Infatti già nei giorni successivi al 5 gennaio questi dati sono già ulteriormente diminuiti, e se il freddo continuerà ad essere così intenso, nei prossimi due mesi potrebbero esaurirsi.
L’eccezionalità dell’evento risiede non solo nelle punte minime, ma nella durata della fase gelida e nella sua estensione geografica simultanea. Gli istituti scientifici nazionali concordano nel ritenere questo evento un caso di studio per la comprensione delle dinamiche di interazione tra stratosfera e troposfera. Mentre le capitali europee cercano di mantenere operativi i servizi essenziali, la resilienza delle infrastrutture energetiche e dei trasporti viene messa alla prova da un inverno che, dopo anni di anomalie calde, ha deciso di manifestarsi con una violenza che appartiene alla memoria storica del continente.









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