In attuazione dell’Executive Order 14199, il Presidente Donald Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, individuate come parte di una revisione dell’Amministrazione Trump su enti giudicati dispendiosi, inefficaci o dannosi. La valutazione su ulteriori organismi internazionali, ha precisato la Casa Bianca, è ancora in corso. Secondo l’Amministrazione, molte di queste istituzioni risultano ridondanti nelle funzioni, mal gestite, inutili o sprecone; altre sarebbero state “catturate” da interessi che promuovono agende contrarie a quelle americane, fino a rappresentare – nelle parole del Presidente – una minaccia alla sovranità, alle libertà e alla prosperità generale del Paese. Trump è stato netto: non è più accettabile continuare a inviare “il sangue, il sudore e le risorse” dei contribuenti statunitensi a enti che offrono scarsi o nulli benefici tangibili.
Il provvedimento segna una rottura con quello che la Casa Bianca definisce un sistema di governance globale diventato nel tempo eccessivamente ampio e distante dagli interessi nazionali. Dalle politiche di DEI (diversità, equità e inclusione) alle campagne sulla “parità di genere”, fino all’ortodossia climatica, molte organizzazioni internazionali – sostiene l’Amministrazione – avrebbero abbracciato un’impostazione ideologica progressista che limita l’autonomia degli Stati. Un approccio riconducibile, secondo il Presidente, alla visione globalista della “fine della storia”, oggi ritenuta fallimentare.
“Non continueremo a spendere risorse, capitale diplomatico e il peso della nostra partecipazione in istituzioni irrilevanti o in conflitto con i nostri interessi. Rifiutiamo l’inerzia e l’ideologia a favore della prudenza e della determinazione. Cerchiamo la cooperazione laddove sia utile al nostro popolo e resteremo fermi laddove non lo sia”, si legge nel comunicato stampa a firma di Marco Rubio, segretario di Stato.



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