Oggi, 13 gennaio 2026, ricorre l’anniversario del naufragio della Costa Concordia, uno degli incidenti marittimi più gravi e simbolici della storia recente italiana. Era la sera del 13 gennaio 2012 quando la nave da crociera, con a bordo 4.229 persone tra passeggeri ed equipaggio, urtò uno sperone roccioso a circa 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio, al largo delle coste toscane. L’impatto provocò una falla di circa 70 metri nello scafo, compromettendo rapidamente la stabilità dell’imbarcazione. Nel caos che seguì, tra blackout, comunicazioni confuse e manovre tardive, si consumò una tragedia che costò la vita a 32 persone. Ottanta i feriti, mentre per ore si temette per la sorte di due dispersi. L’evacuazione totale della nave, inclinata su un fianco e parzialmente sommersa, si trasformò in una corsa contro il tempo, resa possibile anche grazie all’intervento decisivo degli abitanti dell’Isola del Giglio e dei soccorritori.
Il naufragio della Costa Concordia segnò uno spartiacque nella percezione della sicurezza in mare e nella gestione delle grandi navi da crociera. Le immagini dello scafo adagiato sugli scogli fecero il giro del mondo, diventando il simbolo di errori umani, responsabilità mancate e vulnerabilità tecnologiche.
Il progetto di rimozione del relitto è stato un’operazione tecnico-ingegneristica unica nel suo genere, che ha visto impegnati per oltre 2 anni 500 tecnici e 30 mezzi navali, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Il progetto si è concluso il 27 luglio 2014 con l’arrivo della nave nel porto di Genova Prà-Voltri per le successive operazioni di smantellamento.


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