Il 26 gennaio ricorre l’anniversario di uno dei più potenti terremoti mai registrati nella storia, un evento che ha lasciato tracce profonde su entrambe le sponde dell’Oceano Pacifico. Era il 26 gennaio 1700 quando un sisma di magnitudo stimata pari a 9 colpì la zona di subduzione di Cascadia, al largo della costa nordoccidentale degli odierni Stati Uniti, interessando gli attuali territori di Washington, Oregon e Columbia Britannica. All’epoca l’area era abitata prevalentemente da popolazioni native e non esistevano strumenti scientifici in grado di registrare l’evento. Tuttavia, la portata eccezionale del terremoto fu confermata secoli dopo grazie a un’indagine interdisciplinare che unì geologia, dendrocronologia e documenti storici giapponesi. Proprio in Giappone, nella notte del 27 gennaio 1700, cronache dettagliate descrissero l’arrivo di un “tsunami orfano”, non preceduto da scosse locali, oggi riconosciuto come l’effetto diretto del sisma di Cascadia.
Il terremoto provocò il cedimento improvviso della faglia per centinaia di km e generò onde anomale che attraversarono l’oceano in poche ore. Le comunità indigene della costa nordamericana tramandarono per generazioni racconti di villaggi distrutti e terre inghiottite dal mare.


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