Il colosso A23a, l’iceberg più grande del mondo, sta vivendo i suoi ultimi giorni. Dopo essere rimasto incagliato per oltre 30 anni nel Mare di Weddell, questo gigante da 3.500 km quadrati – una superficie vasta più del doppio di Roma – ha intrapreso un viaggio verso Nord che lo sta portando a una fine spettacolare quanto drammatica. Nuove rilevazioni satellitari della NASA mostrano una superficie punteggiata da profonde pozze blu: è acqua di disgelo che sta trasformando l’iceberg in una “piscina galleggiante”. Questo fenomeno, tipico delle acque più calde dell’Atlantico meridionale, innesca il cosiddetto “collasso dall’alto“. L’acqua liquida penetra nelle fessure del ghiaccio e, agendo come un cuneo sotto pressione idraulica, ne accelera la frammentazione.
Gli esperti prevedono che A23a non sopravviverà all’estate australe. Il rischio imminente è quello di un “blowout“: un’esplosione idraulica che potrebbe frantumare la massa in migliaia di piccoli pezzi. Attualmente situato nel “cimitero degli iceberg” tra il Sud America e la Georgia del Sud, la scomparsa di A23a segnerà l’atto finale di un’epopea iniziata nel 1986, lasciando dietro di sé una scia di frammenti pericolosi per la navigazione ma testimoni di un clima che cambia.


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