La tempesta geomagnetica iniziata il 19 gennaio non accenna a placarsi. Dopo l’impatto di una espulsione di massa coronale (CME) eccezionalmente veloce, che aveva generato una tempesta severa di classe G4, gli scienziati si aspettavano un rapido ritorno alla normalità nel giro di 24 ore. Invece, contro ogni previsione, la perturbazione è proseguita anche nei giorni successivi: mentre la Terra attraversa la “scia” residua della nube di plasma solare, sono ancora in corso tempeste classe G3, considerate forti. È il 3° giorno consecutivo di attività geomagnetica significativa, un evento raro per intensità e durata.
Quando il Sole ruggisce
Mentre parte del mondo dormiva, il Sole ha mostrato un volto che non si vedeva da decenni. Una gigantesca CME – un miliardo di tonnellate di particelle cariche – ha colpito il campo magnetico terrestre con un anticipo sorprendente rispetto alle stime. Il risultato è stato una tempesta geomagnetica classe G4, capace di comprimere violentemente la magnetosfera e di regalare aurore spettacolari a latitudini del tutto insolite, fino al Nord Italia.
Un viaggio record nello Spazio interplanetario
L’origine di tutto risale al 18 gennaio, quando la macchia solare AR4341 ha prodotto un brillamento di classe X1.9, la categoria più potente nella scala dei flare solari. L’elemento davvero straordinario è stata la velocità della CME associata:
- circa 1.660 km al secondo, una velocità estrema;
- 150 milioni di km percorsi in sole 25 ore, contro i 3-4 giorni tipici di una tempesta “normale”;
- Secondo i dati del satellite SOHO, questo evento rientra nel 2% più veloce degli ultimi 30 anni.
Una vera “scheggia cosmica” che ha colto di sorpresa anche i modelli previsionali.
L’aurora oltre il Circolo Polare
La conseguenza più spettacolare è stata l’aurora. Nella notte tra il 19 e il 20 gennaio, il cielo si è colorato di verde, rosso e viola in molte regioni del Nord Italia, dal Piemonte al Veneto, dall’Emilia-Romagna al Trentino-Alto Adige. La potenza della tempesta ha spinto l’ovale aurorale molto più a Sud del normale, rendendo il fenomeno visibile anche in zone come l’Alabama e l’Arizona negli Stati Uniti.
In alcuni casi si è trattato di SAR (Stable Auroral Red arcs), in altri di aurora vera e propria, resa possibile dall’estrema compressione della magnetosfera terrestre.
Il ruolo chiave del “tasto Bz”
Non tutte le eruzioni solari riescono a scatenare tempeste geomagnetiche così intense. Il fattore decisivo è l’orientamento del campo magnetico solare, noto come Bz:
- Con Bz orientato a Nord, il campo magnetico terrestre respinge gran parte dell’energia solare;
- Con Bz orientato a Sud, come in questo evento, avviene una connessione diretta tra i due campi magnetici, permettendo all’energia di penetrare efficacemente nell’atmosfera.
È questa configurazione “a chiave nella toppa” ad aver reso la tempesta così persistente ed efficace.
Rischi tecnologici e memorie del passato
L’evento è stato paragonato alla celebre Tempesta di Halloween del 2003, che causò blackout elettrici e danni infrastrutturali. Anche questa volta non sono mancati gli effetti collaterali:
- blackout radio (R3) con forti interferenze sulle comunicazioni ad alta frequenza;
- disturbi ai sistemi GPS, con possibili errori di navigazione per aerei e navi;
- stress sulle reti elettriche, con i gestori in stato di allerta per le correnti geomagnetiche indotte.
Cosa aspettarsi ora
La tempesta è destinata ad attenuarsi nel corso delle prossime ore, ma il messaggio è chiaro: il Sole è entrato in una fase di intensa attività ed eventi simili potrebbero ripetersi nei prossimi mesi.



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