Lo Space Shuttle Discovery non si muove: il neo-capo della NASA Isaacman frena il trasferimento in Texas

L'amministratore dell'agenzia spaziale blocca il piano dei senatori texani citando costi eccessivi e rischi strutturali per l'orbiter, proponendo in alternativa l'esposizione di una capsula Orion reduce dalle missioni lunari Artemis

Il destino della navetta spaziale Discovery, il gioiello tecnologico che ha segnato la storia dell’esplorazione umana, sembra destinato a rimanere legato alle volte del National Air and Space Museum in Virginia. Jared Isaacman, il miliardario astronauta recentemente confermato alla guida della NASA, ha impresso una brusca frenata al controverso piano di trasferire l’orbiter verso il Texas. La decisione segna un punto di svolta in una disputa che ha visto contrapposti i vertici politici di Houston e i conservatori del patrimonio storico-scientifico statunitense.

La proposta di ricollocare il Discovery presso il Lyndon B. Johnson Space Center era stata fortemente caldeggiata dai senatori repubblicani del Texas, Ted Cruz e John Cornyn, che considerano il ritorno della navetta a Houston come un atto di riparazione storica. Tuttavia, Isaacman ha espresso serie riserve, sottolineando come la priorità assoluta dell’agenzia debba essere l’integrità del veicolo. Secondo il nuovo amministratore, qualsiasi operazione di trasporto deve rientrare nei limiti di budget disponibili e, soprattutto, garantire la sicurezza di un manufatto che è ormai parte del tesoro nazionale.

Le ragioni tecniche ed economiche alla base di questo stallo sono ponderose. Gli esperti dello Smithsonian Institute hanno avvertito che il Discovery non è stato progettato per essere smontato e rimontato. Un trasferimento richiederebbe un disassemblaggio parziale che rischierebbe di distruggere le oltre ventimila fragilissime mattonelle termiche che rivestono lo scafo, compromettendo per sempre il valore storico dell’orbiter più longevo della flotta NASA. Inoltre, mentre i fondi stanziati dal Congresso ammontano a circa 85 milioni di dollari, le stime reali per un’operazione di tale portata oscillano tra i 120 e i 150 milioni, escludendo i costi per la costruzione di una nuova struttura espositiva in Texas.

Nel tentativo di mediare con i legislatori texani, Isaacman ha ipotizzato una soluzione alternativa che guardi al futuro anziché al passato. L’amministratore ha suggerito che il Texas potrebbe ospitare una delle capsule Orion impegnate nelle prossime missioni Artemis dirette verso la Luna. Sebbene i sostenitori del trasferimento sostengano che una piccola capsula non possa competere con la maestosità di uno Space Shuttle, l’apertura di Isaacman verso le nuove frontiere dell’esplorazione lunare potrebbe offrire una via d’uscita onorevole a una battaglia politica che rischia di danneggiare un simbolo dell’ingegno umano.

Mentre il dibattito prosegue tra i corridoi del potere a Washington e le sale dei musei, il Discovery resta per ora immobile nel suo hangar in Virginia, protetto dal timore che un ultimo viaggio “terrestre” possa rivelarsi più fatale di tutte le sue missioni orbitali messe insieme.