Pandora in orbita: la nuova missione NASA svela i segreti delle atmosfere dei mondi alieni

Lanciato da SpaceX insieme a decine di altri satelliti, il telescopio Pandora studierà mondi lontani per separare la luce delle stelle da quella dei pianeti e capire meglio di cosa sono fatte le loro atmosfere

La ricerca di mondi oltre il Sistema Solare compie un nuovo passo avanti. Ieri un razzo Falcon 9 di SpaceX è decollato dalla base spaziale di Vandenberg, in California, portando in orbita circa 40 satelliti. Tra questi c’era Pandora, la nuova missione della NASA dedicata allo studio degli esopianeti, pianeti che orbitano attorno a stelle diverse dal nostro Sole. Il lancio, battezzato “Twilight“, ha inserito i satelliti in un’orbita eliosincrona crepuscolare, una traiettoria particolare che segue costantemente la linea di confine tra giorno e notte sulla Terra. In circa 90 minuti, a partire da un’ora dopo il decollo, tutti i payload sono stati rilasciati come previsto.

Un telescopio per mondi alieni

Pandora, con una massa di circa 325 kg, opererà per almeno un anno in orbita terrestre. Il suo strumento principale è un telescopio da 45 centimetri di diametro, che osserverà almeno 20 esopianeti già noti mentre transitano davanti alle loro stelle. Durante un transito, dal punto di vista del satellite, il pianeta oscura una piccola parte della luce stellare, causando un leggero calo di luminosità. Questo metodo, chiamato “metodo dei transiti”, è uno dei più efficaci per individuare esopianeti: grazie a questo sono stati scoperti la maggior parte dei più di 6mila pianeti extrasolari conosciuti finora. Pandora non si limiterà però a confermare la presenza di questi mondi: il suo obiettivo principale è studiarne le atmosfere.

Separare la luce della stella da quella del pianeta

Quando la luce di una stella attraversa l’atmosfera di un pianeta, alcune lunghezze d’onda vengono assorbite da elementi e molecole specifiche, come acqua o idrogeno. Analizzando lo spettro della luce, gli astronomi possono ricostruire la composizione atmosferica del pianeta. Tuttavia, questo tipo di osservazioni è reso complesso dalla natura stessa delle stelle, le cui superfici non sono uniformi ma presentano regioni più scure o più luminose, simili alle macchie solari.

Pandora è stato progettato proprio per affrontare questa difficoltà. Osserverà simultaneamente le stelle ospiti in luce visibile e infrarossa, monitorandone le variazioni di luminosità. In questo modo sarà possibile stimare la copertura delle macchie stellari e “sottrarre” il contributo della stella, isolando con maggiore precisione il segnale proveniente dal pianeta. La missione si concentrerà in particolare su esopianeti con atmosfere dominate da acqua o idrogeno, considerati cruciali per comprendere la varietà dei mondi extrasolari.

Un lancio affollato

Accanto a Pandora, la missione Twilight ha portato in orbita satelliti molto diversi tra loro, tra cui dieci satelliti per le comunicazioni di Kepler Communications e 2 nuovi satelliti radar per l’osservazione della Terra della società Capella Space. Questo tipo di lanci “rideshare“, in cui più clienti condividono lo stesso razzo, è ormai una specialità di SpaceX.

A conferma dell’approccio orientato al riutilizzo, il primo stadio del Falcon 9 è rientrato e atterrato con successo nella base di Vandenberg circa 8 minuti e mezzo dopo il decollo. È stata la 5ª missione per questo booster.

Con Pandora ora in orbita, gli scienziati sperano di affinare le tecniche di studio delle atmosfere esoplanetarie, preparando il terreno per future missioni e, forse, per rispondere a una delle domande più affascinanti della scienza: quanto sono comuni, nell’universo, mondi simili al nostro?