Il Sole ha interrotto il suo relativo silenzio, tornando a manifestare con forza la sua natura turbolenta e dinamica. Nelle ultime ore, lo Space Weather Prediction Center (SWPC) NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) han diramato un bollettino di allerta meteo spaziale: una CME (Coronal Mass Ejection) è stata rilevata in “rotta di collisione” quasi perfetta con il nostro pianeta. Il fenomeno ha avuto origine lo scorso 8 gennaio, scaturito da un brillamento solare di classe C5.5, un’esplosione che ha proiettato nello Spazio miliardi di tonnellate di plasma e particelle cariche a grande velocità. Mentre il cronometro corre, i modelli computazionali indicano che l’impatto con la magnetosfera terrestre avverrà oggi 10 gennaio 2026.
Tuttavia, c’è un elemento di incertezza che tiene gli esperti con il fiato sospeso: le dinamiche di interazione tra diversi flussi di vento solare suggeriscono che le conseguenze del contatto potrebbero rivelarsi molto più intense e spettacolari di quanto inizialmente previsto.

Cos’è una “CME Cannibale”?
Tutto è iniziato l’8 gennaio, quando un brillamento solare di classe C5.5 ha scagliato nello Spazio una nube di plasma e particelle cariche. Tuttavia, non si tratta di un evento isolato. I modelli orbitali mostrano che questa espulsione si sta fondendo con una seconda CME minore, lanciata lo stesso giorno. Quando due nubi di plasma solare si scontrano e si uniscono, formano quella che in gergo viene chiamata “CME Cannibale”. Questa “tempesta di tempeste” è temuta dagli esperti perché:
- contiene onde d’urto potenziate;
- ha una massa e una velocità superiori alle singole componenti;
- è molto più efficace nell’innescare tempeste geomagnetiche una volta colpita la magnetosfera terrestre.
Cosa dobbiamo aspettarci: l’impatto e le aurore
Secondo le previsioni, l’urto con il campo magnetico terrestre darà il via a una tempesta geomagnetica classe G1 (lieve). Sebbene questo livello non comporti rischi seri per le infrastrutture elettriche o le comunicazioni satellitari, è una notizia straordinaria per gli amanti del cielo.
Inoltre, le tempeste di classe G1 possono causare lievi fluttuazioni nelle reti elettriche e piccoli disturbi alle operazioni satellitari, ma il loro effetto più visibile è la danza delle luci nel cielo.
Dove e quando vedere le aurore
Il picco dell’attività è atteso tra la notte del 10 e l’11 gennaio. Gli osservatori del cielo ad alte latitudini (come Scandinavia, Canada, Alaska e nord del Regno Unito) dovrebbero tenersi pronti: la “CME Cannibale” potrebbe spingere l’aurora boreale più a Sud del solito, rendendola visibile in zone normalmente non interessate dal fenomeno. Per chi si trova in queste regioni, il consiglio è di allontanarsi dall’inquinamento luminoso delle città e guardare verso l’orizzonte settentrionale.




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