Le previsioni sul meteo spaziale per l’inizio di gennaio sono state recentemente ridimensionate. Una espulsione di massa coronale (CME, Coronal Mass Ejection) che si pensava potesse raggiungere la Terra ieri 3 gennaio ha mancato il bersaglio. Tuttavia, secondo gli ultimi aggiornamenti, rimane una possibilità di impatto oggi, 4 gennaio, anche se con conseguenze limitate. Le CME sono gigantesche nubi di plasma e campo magnetico espulse dal Sole, capaci – se dirette verso la Terra – di interagire con la magnetosfera e generare tempeste geomagnetiche.
L’origine del fenomeno: il brillamento solare classe C6
L’evento sotto osservazione è stato innescato da un brillamento solare classe C6, avvenuto il 1° gennaio. I brillamenti di classe C sono considerati di intensità moderata: abbastanza energetici da produrre una CME, ma raramente responsabili di disturbi significativi sul nostro pianeta. Se la CME associata dovesse effettivamente raggiungere la Terra nel corso della giornata odierna, potrebbe generare una tempesta geomagnetica di classe G1, la più debole nella scala utilizzata per classificare questi eventi.
Quali effetti sulla Terra?
Una tempesta di classe G1 ha in genere effetti minimi: lievi fluttuazioni nelle reti elettriche ad alta latitudine e piccoli disturbi alle operazioni satellitari. Dal punto di vista scientifico e tecnologico, si tratta di fenomeni ben gestibili e costantemente monitorati dai centri di osservazione del meteo spaziale.
Aurore poco visibili: colpa della Luna piena
Anche se le tempeste geomagnetiche possono dar luogo a spettacolari aurore polari, in questo caso le probabilità di osservazione sono basse. Non solo l’eventuale tempesta sarebbe debole, ma la visibilità è ulteriormente compromessa dalla Luna piena di gennaio, la cosiddetta Luna del Lupo. La forte luminosità lunare riduce drasticamente il contrasto del cielo notturno, rendendo le aurore difficili da distinguere anche alle latitudini più favorevoli.



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