Una rete di satelliti come sentinelle delle eruzioni solari: una nuova strada per previsioni del meteo spaziale più accurate

L'idea di una nuova ricerca giapponese è di usare come sistema di misura i raggi cosmici, ossia le particelle in arrivo da altre stelle e che pervadono lo spazio

Le eruzioni solari, ossia l’espulsione dal Sole di getti di particelle cariche, possono causare tempeste geomagnetiche e avere effetti più o meno gravi sui satelliti, sugli astronauti e persino su alcune tecnologie a Terra, come le reti elettriche. Eppure, nonostante decenni di studio non sono ancora chiare molte delle caratteristiche di questi getti di particelle, in particolare sul modo in cui si evolvono quando attraversano il Sistema Solare. Ora una ricerca inaugura una nuova strada: usare i satelliti operativi nel Sistema Solare come una rete di sentinelle dell’attività del Sole, per mettere a punto previsioni più accurate del meteo spaziale. La ricerca, pubblicata su The Astrophysical Journal dal gruppo dell’Università di Tokyo guidato da Gaku Kinoshita, è basata sull’utilizzo dei dati di tre satelliti scientifici, non progettati per raccogliere dati sul meteo spaziale.

L’idea della ricerca giapponese è di usare come sistema di misura i raggi cosmici, ossia le particelle in arrivo da altre stelle e che pervadono lo spazio. Poiché i percorsi dei raggi cosmici possono essere perturbati dai materiali espulsi dalle eruzioni solari, i ricercatori giapponesi propongono di misurare le anomalie dei raggi cosmici e ricostruire così le dinamiche del vento solare.

Hanno così utilizzato i sensori di tre satelliti operativi in punti diversi del Sistema Solare: il Solar Orbiter dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), BepiColombo di ESA e Agenzia spaziale giapponese JAXA, e la sonda Near Earth della NASA.

Si trovavano in una posizione ideale per osservare la stessa eruzione solare da diverse posizioni nello spazio”, ha detto Kinoshita. “Combinando i dati dei raggi cosmici con le misurazioni del campo magnetico e del vento solare, abbiamo potuto collegare direttamente le variazioni del segnale delle particelle alla struttura fisica dell’eruzione”.

Un esperimento che ne ha dimostrato l’utilità e che ora potrebbe essere esteso su molte altre missioni così da trasformarle in vere e proprie sentinelle per capire e prevedere il meteo spaziale.