USA, addio ai limiti per l’alcol: le nuove linee guida che dividono l’America

Il governo federale elimina le indicazioni numeriche sul consumo moderato, scatenando le proteste degli esperti: una svolta in controtendenza rispetto ai rischi oncologici e alle scelte restrittive di Canada e Regno Unito

Dagli Stati Uniti arriva una svolta destinata a far discutere il mondo della medicina e della salute pubblica. Secondo quanto riportato in un recente approfondimento del Washington Post, il governo federale ha deciso di rimuovere dalle nuove linee guida dietetiche le raccomandazioni numeriche che per decenni hanno definito il consumo “moderato” di alcol. Scompare così il limite canonico di due drink al giorno per gli uomini e uno per le donne, sostituito da un’indicazione molto più generica e sfumata.

Le nuove direttive, pubblicate l’8 gennaio 2026, segnano un netto cambio di rotta rispetto al passato. Invece di fornire parametri chiari e quantificabili per aiutare i cittadini a monitorare i rischi per la salute, le autorità sanitarie si limitano ora a consigliare di “limitare le bevande alcoliche” e di “consumare meno alcol per una migliore salute generale“. Questa scelta si inserisce in un più ampio rimpasto delle politiche alimentari nazionali sotto l’amministrazione Trump e l’influenza di Robert F. Kennedy Jr., che sta promuovendo un approccio focalizzato maggiormente su cibi integrali e proteine animali, riducendo al contempo l’enfasi sui limiti restrittivi in altri ambiti.

La reazione della comunità scientifica non si è fatta attendere ed è intrisa di preoccupazione. Molti esperti hanno definito la decisione un pericoloso passo indietro, sottolineando come l’alcol rimanga una sostanza tossica e cancerogena. Marissa Esser, che in precedenza ha guidato il programma sull’alcol per i CDC, ha espresso il suo disappunto affermando che i cittadini americani hanno il diritto di ricevere informazioni scientifiche precise per poter compiere scelte consapevoli. Il timore dei medici è che la mancanza di limiti definiti possa generare confusione tra i consumatori, portando a una sottovalutazione dei rischi legati alle malattie croniche e agli incidenti.

L’inchiesta del Washington Post evidenzia inoltre il ruolo determinante giocato dalle lobby del settore. L’industria degli alcolici e alcuni esponenti politici hanno esercitato forti pressioni affinché venissero accantonati gli studi federali che proponevano una linea ancora più dura, come quella di ridurre il limite raccomandato a meno di un bicchiere al giorno. Questa deregolamentazione americana appare in totale controtendenza rispetto a quanto sta accadendo in altri Paesi occidentali. Canada e Regno Unito, ad esempio, hanno recentemente inasprito le loro raccomandazioni, suggerendo di non superare i due drink a settimana alla luce delle nuove prove scientifiche che collegano l’alcol a varie forme di cancro.

Nonostante l’allentamento generale dei parametri, le linee guida mantengono comunque alcuni punti fermi. Resta infatti la raccomandazione di astinenza totale per le donne in gravidanza, per chi soffre di disturbi legati all’abuso di sostanze e per chi assume farmaci incompatibili con l’alcol. Tuttavia, il messaggio che arriva oggi oltreoceano è chiaro: la responsabilità passa dal rigore della norma scientifica alla discrezionalità del singolo, una mossa che rappresenta una grande vittoria per i produttori ma che lascia la sanità pubblica davanti a un’incognita inquietante.