La Turchia ha contestato l’accordo firmato dalla Grecia con Chevron per l’esplorazione di idrocarburi a sud di Creta, sostenendo che l’iniziativa viola il diritto internazionale e l’intesa marittima del 2019 tra Ankara e Tripoli. Il ministero della Difesa turco, nel consueto briefing settimanale, ha definito l’attività “non legale” in quanto condotta “in violazione del memorandum d’intesa del 2019 sulla giurisdizione marittima tra la Libia e il nostro Paese”, come riportato dal quotidiano turco “Daily Sabah”. L’intesa richiamata da Ankara è il memorandum siglato nel novembre 2019 tra la Turchia e il Governo di accordo nazionale libico, che ha tracciato una delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive nel Mediterraneo orientale. L’accordo, registrato alle Nazioni Unite, disegna un corridoio marittimo tra le coste turche e quelle libiche, ignorando l’estensione delle isole greche, in particolare Creta, e per questo è stato respinto da Atene come giuridicamente nullo.
Secondo il ministero della Difesa turco, le attività autorizzate dalla Grecia non inciderebbero direttamente sulla piattaforma continentale turca, ma violerebbero la giurisdizione marittima libica dichiarata alle Nazioni Unite il 27 maggio 2025. Ankara ha aggiunto che continuerà a fornire “il necessario sostegno alle autorità libiche” per contrastare quelle che definisce “attività unilaterali e illegali”. L’accordo contestato riguarda la firma, da parte di un consorzio guidato da Chevron, di contratti di locazione esclusiva per la ricerca di gas naturale al largo della Grecia meridionale.
L’operazione amplia la presenza di una major statunitense nel Mediterraneo orientale in una fase in cui l’Unione europea accelera il disimpegno dalle forniture russe e Washington promuove fonti alternative per il mercato europeo. Nella lettura turca, l’intesa con Chevron raddoppierebbe l’estensione delle aree marittime greche destinate all’esplorazione, consolidando una delimitazione che Ankara considera in contrasto con il principio di equità nella ripartizione delle zone economiche.
Il nodo giuridico ruota attorno allo status delle isole greche e alla loro capacità di generare piattaforma continentale piena, tema che da decenni alimenta il contenzioso tra i due Paesi. Turchia e Grecia, entrambe membri della Nato, restano infatti divise su più dossier, dalla delimitazione marittima nel Mar Egeo ai diritti di sorvolo e alla militarizzazione di alcune isole. La questione energetica nel Mediterraneo orientale aggiunge una dimensione strategica alla disputa, poiché le eventuali riserve di gas incidono non solo sugli equilibri economici ma anche su quelli militari e diplomatici. Per Tripoli, il richiamo turco al memorandum del 2019 riporta al centro il dossier della sovranità marittima libica, che negli ultimi anni è diventato uno dei principali strumenti di proiezione geopolitica nel Mediterraneo.




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