Dopo decenni di isolamento, sotto la spinta della “sintonia totale” tra Javier Milei e Donald Trump, nel 2026 l’Argentina scopre un filo invisibile che unisce la Casa Rosada alla Casa Bianca. Così, oggi, questo Paese dagli infiniti contrasti, si prepara a un’alleanza strategica che da un lato promette di rivoluzionare i commerci globali, dall’altro solleva preoccupazioni nel Vecchio Continente.
Geografia dell’Argentina: un viaggio dal Tropico del Capricorno alla Terra del Fuoco
Con i suoi oltre 2,78 milioni di chilometri quadrati di superficie, l’Argentina è l’ottavo Paese più esteso al mondo, nonché il secondo Paese per superficie del Sud America dopo il Brasile. Proprio con il Brasile l’Argentina confina a Nord-Est insieme all’Uruguay, mentre a Nord si trovano Bolivia e Paraguay e a Ovest il Cile, con cui condivide la Cordigliera delle Ande che rappresenta un confine naturale tra i due Paesi. A Sud ed Est, invece, è bagnata dall’Oceano Atlantico. Una delle caratteristiche geografiche più importanti dell’Argentina è la sua estensione longitudinale, circa 3.800 chilometri tra il Tropico del Capricorno e la Terra del Fuoco, che attraversa una grande varietà di paesaggi e di zone climatiche. A Nord si trovano le pianure boscose e calde della regione del Gran Chaco e la Mesopotamia argentina, chiusa tra i fiumi Paraná e Uruguay, nota in tutto il mondo per le Cascate dell’Iguazú. I fiumi Paraná e Uruguay, insieme al Paraguay, sono i principali corsi d’acqua del Paese: convergono tutti nell’estuario del Río de la Plata presso Buenos Aires, capitale argentina. Quando i primi esploratori spagnoli vennero accolti dalle popolazioni locali che abitavano lungo il Río de la Plata, ricevettero in dono molti oggetti in argento, convincendosi che quelle terre fossero ricche di metalli preziosi: così nacque il nome dell’Argentina, dal latino “argentum”, argento. Nel Nord-Ovest è situato anche il Salinas Grandes, un vasto deserto di sale bianco (la quarta distesa di sale più grande al mondo) a 3.450 metri di altitudine, diviso tra le Province di Jujuy e Salta. Proseguendo verso il centro, ancora, si trova La Pampa, una vasta pianura erbosa e molto fertile, dove si concentra la maggior parte della popolazione (stimata per circa 46 milioni di abitanti) e delle attività economiche più caratteristiche, come l’allevamento di bovini e la coltivazione di soia. A Ovest ci sono le già citate Ande, una catena montuosa che include altopiani aridi nelle zone più settentrionali e distretti lacustri e boscosi nelle zone più meridionali. Della Cordigliera fa parte il Cerro Aconcagua, il punto più alto dell’emisfero occidentale e meridionale con un’altitudine di 6.962 metri. A Sud, infine, si trova la Patagonia, un altopiano vasto e semiarido caratterizzato da forti venti, steppe e, nel settore andino, ghiacciai spettacolari, come il famoso Perito Moreno, uno dei pochi ghiacciai in equilibrio del pianeta. L’estremità meridionale della Patagonia, separata dallo Stretto di Magellano, è rappresentata dall’arcipelago della Terra del Fuoco (così battezzato dall’esploratore Ferdinando Magellano per via dei fuochi accesi sulle coste dagli abitanti indigeni) che l’Argentina condivide con il vicino Cile. Nella Terra del Fuoco si trova la città di Ushuaia, tradizionalmente considerata la città più meridionale del mondo e detta la “Fine del Mondo”. Il paesaggio e l’idrografia di questa regione ha subito una radicale evoluzione dagli anni ‘40 in poi quando vennero introdotti castori dal Canada per lo sviluppo dell’industria delle pellicce: senza predatori naturali, nei decenni questi castori hanno creato immense dighe, allagando intere foreste. Nella zona meridionale del Paese, in particolare nella Provincia di Santa Cruz, si trova anche la Laguna del Carbón, il punto più basso del Sud America e dell’intero emisfero occidentale, situato a 105 metri sotto il livello del mare. Dell’Argentina fa parte anche un settore del Continente antartico: qui, nel 1904, l’Argentina fu la prima nazione a stabilire una presenza permanente che mantiene ancora oggi con diverse basi scientifiche. Le quattro grandi macro-aree morfologiche del Paese, il Nord, le Ande, La Pampa e la Patagonia, sono caratterizzate da diversi climi, partendo dal clima subtropicale del Nord, verso il clima temperato nella Pampa e, infine, il clima freddo e arido della Patagonia e delle vette andine.
Turismo nel 2026: le Cascate dell’Iguazú e il rewilding dell’Iberá
Proprio per la sua vastità e per l’importante varietà di paesaggio, l’Argentina è una destinazione turistica sempre molto desiderata. Ci sono le città, come la Capitale Buenos Aires, la capitale del tango, dove l’atmosfera architettonica europea si unisce alla forte identità latina, o Córdoba, la seconda città più grande del Paese, celebre per il suo passato coloniale, e Rosario, terza città per popolazione, sul fiume Paraná. Da Nord a Sud, poi, c’è spazio anche per gli amanti delle meraviglie naturali. Si parte dalle Cascate dell’Iguazú, le cascate più imponenti del mondo con 275 salti d’acqua che si estendono per quasi tre chilometri, Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1984 nonché una delle Nuove Sette Meraviglie della Natura, e in particolare dalla Garganta del Diablo, il punto più spettacolare. Dalla città di Mendoza, capitale del vino argentino, partono le spedizioni verso l’Aconcagua. Per gli amanti del turismo sostenibile una delle mete consigliate nel 2026 è l’Esteros del Iberá, nella Provincia di Corrientes, una delle zone umide d’acqua dolce più vaste e importanti al mondo, protetta dal Parco Nazionale Iberá e celebre per il programma di “rewilding” che ha portato alla reintroduzione di specie chiave come il giaguaro. Spostandosi verso il Nord-Ovest del Paese, sono imperdibili le regioni di Salta e Jujuy, famose per i paesaggi desertici e le montagne multicolori, ma anche le Salinas Grandes e la Quebrada de Humahuaca, una valle montana, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2003, che si estende per circa 155 chilometri lungo il bacino del Rio Grande e ospita tradizioni millenarie risalenti all’epoca pre-incaica. A Sud le protagoniste assolute sono la Patagonia e la Terra del Fuoco, casa del Perito Moreno, della città di Ushuaia, della capitale del trekking El Chaltén, ai piedi del monte Fitz Roy, e di Bariloche, la regione dei laghi, nota per l’architettura in stile alpino e la produzione di cioccolato. Dalla scelta della destinazione dipende anche il periodo migliore per visitare l’Argentina: il Nord-Est è consigliato da aprile a novembre per evitare il periodo delle piogge mentre per la Patagonia l’ideale è approfittare dell’estate australe, da dicembre a marzo, per evitare le difficili condizioni invernali.
Accordo ARTI e minerali critici: la svolta economica tra Argentina e USA
Questo 2026 si apre per l’Argentina con una svolta storica: i rapporti tra il Paese sudamericano e gli Stati Uniti, guidati rispettivamente da Javier Milei e Donald Trump, per decenni nel limbo dell’incertezza, sembrano lasciarsi alle spalle tensioni e freddezza per fare spazio alla collaborazione. Dal riconoscimento delle Province Unite del Río de la Plata, nel 1823, infatti, le relazioni tra i due Paesi sono state per lo più di reciproco distacco e, in alcune fasi storiche, di manifesto disaccordo. Il Novecento, in particolare, ha messo Argentina e USA spesso ai due poli opposti dello spettro geopolitico, come quando l’Argentina ha scelto la neutralità durante i due conflitti mondiali, o come quando gli USA hanno guardato con sospetto all’ascesa di Juan Domingo Peron o, ancora, poco dopo, quando hanno deciso di appoggiare il Regno Unito durante la Guerra delle Falkland. Le amministrazioni di Cristina Fernández de Kirchner, all’inizio del XXI secolo, hanno poi chiuso anche la breve parentesi di scongelamento degli anni ‘90, quando il presidente Clinton aveva definito l’Argentina “il principale alleato non NATO”, almeno fino all’arrivo del presidente Mauricio Macri e, nel 2023, di Milei. Proprio quest’ultimo, insieme a Trump, è protagonista negli ultimi mesi di alcuni accordi strategici destinati a dare una svolta ai rapporti tra i due Paesi. Uno degli accordi più recenti, nonché probabilmente uno dei più strategici, è l’Agreement on Reciprocal Trade and Investment (ARTI), firmato lo scorso 5 febbraio, che segna una svolta protezionistica verso l’esterno ma di libero scambio tra i due Paesi. L’accordo prevede da una parte l’abbattimento, con l’eliminazione o la drastica diminuzione, delle barriere tariffarie su oltre 1.600 prodotti argentini come veicoli a motore, macchinari e prodotti agricoli, dall’altra l’accesso agevolato dei prodotti USA in Argentina, in particolare prodotti chimici, tecnologici e farmaceutici, e gli sgravi sulle esportazioni argentine negli Stati Uniti. Tra i due Paesi, poi, sembra essersi formata un’alleanza specifica per lo sviluppo energetico e minerario delle filiere occidentali: l’Argentina è stata, tramite un’intesa quadro, integrata nella catena del valore dei minerali essenziali per la transizione energetica, in primis litio e rame, mentre accordi specifici sembrano affidare la fornitura di uranio argentino alle aziende statunitensi con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica degli USA. Non resta indietro il sostegno finanziario verso il Sud America, con il Segretario al Tesoro USA che lo scorso ottobre ha confermato a Milei uno swap valutario da 20 miliardi di dollari e acquisti diretti di pesos volti a stabilizzare il mercato dei cambi durante le riforme. Sempre alla fine del 2025, inoltre, l’Argentina si è impegnata a eliminare i controlli sui capitali come parte del dialogo economico bilaterale. Con questi accordi, gli Stati Uniti, forti dell’affinità ideologica delle amministrazioni attuali, puntano a integrare l’economia argentina nel blocco commerciale da loro guidato: l’obiettivo finale è contenere l’influenza economica della Cina in Sud America e collaborare alla sicurezza dei confini, combattendo la proliferazioni nucleare e i traffici illeciti.
Il triangolo Argentina-USA-Europa: rischi per il Made in Italy e il Mercosur
La riscoperta alleanza tra USA e Argentina, tuttavia, non sembra essere molto gradita in Europa e, in particolare, in Italia. Il recente accordo commerciale tra i due Paesi che apre il mercato sudamericano ai prodotti statunitensi, infatti, secondo alcuni limiterebbe la protezione garantita dall’Accordo Storico UE-Mercosur firmato lo scorso gennaio ai prodotti europei, tra cui le Dop italiane, minacciate dalle produzioni “italian sounding” a stelle e strisce, ovvero i falsi italiani che negli USA rappresentano un mercato da 40 miliardi di euro. L’accordo di libero scambio dello scorso gennaio, siglato dopo oltre 25 anni di negoziati tra l’Unione Europea e il Mercosur, Mercado Común del Sur, organizzazione economica e politica sudamericana fondata nel 1991 con il Trattato di Asunción, ha come principio chiave l’eliminazione dei dazi doganali sul 91% delle merci esportate dall’Europa verso il Sud America e viceversa. L’accordo, che attende la firma del Parlamento europeo e nel frattempo viene osteggiato da diversi gruppi come Slow Food e associazioni agricole preoccupate per i potenziali impatti ambientali e la mancanza di una piena “reciprocità” negli standard di produzione, a danno dei produttori europei, tuttavia, non aveva messo in conto i rapporti tra l’Argentina, parte del Mercosur, e gli Stati Uniti a cui ora si guarda con crescente interesse. Nel risiko mondiale, l’Argentina, oggi laboratorio a cielo aperto di una nuova dottrina economica, si muove con audacia, pronta a scoprire se la scommessa di Milei avrà successo. Una danza complessa per il Paese del tango, il cui prezzo da pagare potrebbe essere il raffreddamento dei rapporti con un’Europa che guarda con sospetto al nuovo asse atlantico.






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