Da oltre 60 anni nella morsa del “El Bloqueo”, Cuba, schiacciata dalla crisi energetica, sembra essere arrivata al suo punto di non ritorno. Mentre la pressione degli Stati Uniti sull’isola caraibica si intensifica e i rifornimenti esteri di petrolio, già scarsi, si interrompono, gli aiuti internazionali sembrano non bastare più e il futuro potrebbe essere dei più funesti.
Geografia di Cuba: dalle spiagge di Varadero alla Sierra Maestra
La Repubblica di Cuba è uno Stato insulare dell’America Centrale situato a Sud della Florida, a Est della penisola messicana dello Yucatán e a Ovest di Haiti. Affacciata sul Mar dei Caraibi, il Golfo del Messico e l’Oceano Atlantico, per la sua forma allungata l’isola di Cuba è soprannominata “El Cocodrilo” o “El Caimán”. Si estende per quasi 110.000 chilometri quadrati (ed è così l’isola più grande delle Antille) a cui si aggiungono oltre 4.000 isolotti, detti cayos, disposti lungo gli oltre 3.500 chilometri di coste per un’estensione totale di oltre 114.000 chilometri quadrati. Alcuni degli arcipelaghi principali sono quelli di Jardines del Rey, Jardines de la Reina, Los Colorados e Canarreos. Le coste, frastagliate e ricche di baie, sono caratterizzate da spiagge sabbiose, barriere coralline e zone paludose. Il territorio cubano è per il 75% circa pianeggiante o collinare, l’elevazione massima è quella del Pico Turquino (1.974 metri sopra il livello del mare), parte della catena montuosa della Sierra Maestra che attraversa il Paese da Sud a Est. A Ovest si trova la Sierra de los Órganos e al centro la Sierra del Escambray. Tipici della Sierra de los Órganos, e in particolare della provincia di Pinar del Río, sono i mogotes di Viñales, colline calcaree con pareti verticali e cime arrotondate che spuntano dalle pianure tipiche dei Caraibi. I corsi d’acqua sono per lo più brevi e a portata variabile, con i suoi 370 chilometri il Río Cauto è il fiume più lungo del Paese. Il clima di Cuba è tipicamente tropicale ma mitigato dagli alisei, caratterizzato da una stagione secca che va da novembre ad aprile e una stagione più umida da maggio a ottobre. Le poche zone non coltivate dell’isola, per lo più dedicate a tabacco e canna da zucchero, presentano foreste tropicali, mangrovie e zone di savana. L’isola di Cuba presenta alcune straordinarie unicità. A livello faunistico, ospita alcune delle specie animali più piccole del mondo, tra cui il Colibrì di Elena (o Colibrì d’api), lungo circa 5 o 6 centimetri, e la Sminthillus limbatus, la rana più piccola al mondo, grande poco più di un centimetro. In alcuni periodi dell’anno, nella zona tra Trinidad e Cienfuegos, i veri protagonisti sono i granchi rossi e la loro migrazione quando dalla colline si spostano verso il mare per deporre le uova, invadendo le strade. A livello floristico, invece, una delle specie endemiche più interessanti è la Palma Corcho, una pianta preistorica risalente al periodo Carbonifero rimasta immutata o quasi per milioni di anni. Infine, sotto la sua superficie, Cuba nasconde un’incredibile rete di grotte, la più famosa è la Cueva del Indio nella Valle di Viñales che si esplora in barca tramite un fiume sotterraneo.
La crisi energetica del 2026: uragani, terremoti e blackout nazionali
Cuba sta attraversando una delle peggiori crisi energetiche e umanitarie degli ultimi decenni. Già lo scorso 29 ottobre l’isola era stata colpita dall’uragano Melissa, in particolare le province orientali di Santiago de Cuba, Holguín, Granma e Guantánamo, che aveva causato inondazioni e mareggiate con venti fino a 195 chilometri orari nonostante la tempesta fosse stata declassata da categoria 5 a categoria 3 dopo aver attraversato Giamaica e Haiti. Ad oggi l’uragano Melissa è il terzo uragano più intenso per pressione minima mai registrato nel bacino Atlantico. L’efficacia del sistema di protezione civile cubana ha scongiurato vittime dirette ma delle oltre 700.000 persone evacuate in via preventiva moltissime non hanno potuto fare ritorno nelle proprie case: decine di migliaia di abitazioni sono state distrutte dalla tempesta e la stessa sorte è toccata alle infrastrutture energetiche, causando un blackout totale nelle regioni orientali dell’isola. A distanza di mesi dall’evento meteorologico estremo, la situazione del Paese è stata aggravata dall’intensificarsi della crisi energetica già in atto che si è così trasformata in crisi economica, sanitaria, sociale e, in conclusione, umanitaria. A ciò, lo scorso 8 febbraio, si è aggiunta una scossa di terremoto di magnitudo 5.5 con epicentro vicino a Imías, nell’Est dell’isola, che, fortunatamente, non ha causato vittime o gravi danni strutturali.
“El Bloqueo” e le nuove sanzioni: perché Cuba è senza petrolio
Il principale nodo della crisi che da anni imperversa su Cuba è quello energetico, risultato di una combinazione di fattori che include infrastrutture obsolete (e periodicamente danneggiate dagli eventi naturali), mancanza di carburante e sanzioni economiche internazionali. Le centrali termoelettriche che costituiscono il sistema elettrico nazionale sono state in larga parte costruite oltre 40 anni fa e richiedono continui piani di intervento, spesso non rispettati a causa della mancanza di fondi. La produzione nazionale di petrolio non riesce a soddisfare la domanda interna, in aumento negli ultimi anni, ma l’importazione è spesso ostacolata dalle limitate capacità economiche del Paese sui mercati internazionali nonché dalle limitazioni dovute a sanzioni ed embarghi. La principale causa della crisi energetica cubana è, infatti, lo storico embargo statunitense (il cosiddetto “El Bloqueo”) che rende difficile, se non impossibile, per l’isola reperire risorse e finanziamenti. Le sanzioni a stelle e strisce contro Cuba sono tra le più longeve della storia moderna: le prime risalgono al 1960, quando il governo di Fidel Castro nazionalizzò proprietà di aziende e cittadini statunitensi sull’isola senza compensazioni, seguite dall’embargo quasi totale del 1962, durante la crisi dei missili in piena Guerra Fredda, quando l’Unione Sovietica installò sull’isola le sue testate nucleari. Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno legato l’esistenza dell’embargo alla mancanza di libertà politiche, chiedendo lo svolgimento di libere elezioni democratiche, alla repressione del dissenso popolare, a presunti coinvolgimenti in attività terroristiche (nel 2021 Cuba è stata reinserita nella lista dei Paesi “sponsor del terrorismo”), nonché al presunto supporto a regimi autoritari e ostili agli interessi statunitensi, da ultimo quello di Nicolas Maduro in Venezuela. Proprio dopo l’operazione militare Absolute Resolve a Caracas dello scorso 3 gennaio, l’amministrazione Trump ha annunciato una nuova stretta di vite dell’embargo, minacciando di sanzionare qualsiasi Paese che esporti petrolio a Cuba. L’aggravamento della crisi energetica cubana ha causato una nuova ondata di blackout nazionali che possono durare dalle 16 alle 20 ore ogni giorno, a cui si aggiunge la grave carenza di beni di prima necessità, come pane e latte, acqua potabile e medicinali essenziali. Per ridurre i consumi energetici, il governo cubano ha ridotto gli orari scolastici e lavorativi. Il settore dei trasporti, privato di carburante e cherosene, è completamente paralizzato. Anche il settore turistico è stato fortemente colpito: le autorità hanno comunicato alle compagnie aeree l’esaurimento delle scorte di carburante per aerei dell’aeroporto José Martí dell’Avana, costringendo i voli a scali tecnici in altri Paesi, mentre molti hotel e resort sono già stati chiusi e i turisti presenti trasferiti.
Emergenza sanitaria: il virus Oropouche e la carenza di farmaci
Ad aggravare una situazione già profondamente complessa c’è anche la diffusione del virus Oropouche (una malattia virale causata dal virus OROV e trasmessa principalmente dal moscerino, endemica in Sud America) che, complice la mancanza di medicinali, antibiotici in particolare, e il protrarsi di malattie trasmesse dall’acqua dei ristagni post-inondazione (come la leptospirosi), nonché la sospensione di tutti gli interventi chirurgici non urgenti, mette a dura prova il sistema sanitario nazionale. Si aggiunge, infine, l’esodo di massa causato dalle condizioni di vita insostenibili che solo tra il 2021 e il 2024 ha visto quasi due milioni di persone lasciare l’isola, circa il 10% della popolazione complessiva che nel 2024 era stimata intorno agli 11 milioni. Ormai da anni le Nazioni Unite condannano le posizioni statunitensi su Cuba, definendo l’embargo una violazione dei diritti umani. All’inizio di questo 2026 il Segretario generale António Guterres ha lanciato l’allarme definitivo: il collasso totale di Cuba potrebbe essere imminente.
Turismo a Cuba: voli cancellati e hotel chiusi nell’anno più difficile
Ancor prima delle azioni stringenti delle autorità, con le limitazioni ai voli e la chiusura di hotel e resort, il settore turistico cubano stava già vivendo un significativo calo, con stime che nel 2025 si sono attestate intorno al meno 18/20% rispetto all’anno precedente. A pesare è in primis la crisi energetica, con i suoi blackout, ma anche i requisiti burocratici, la situazione valutaria instabile e il rischio di vedersi revocato o negato l’ESTA (Electronic System for Travel Authorization) per gli Stati Uniti, una restrizione che continua a pesare enormemente sui viaggiatori europei che hanno visitato l’isola. Al netto dei fattori esterni, tuttavia, Cuba resta una meta desiderata e chi si avventura cerca la storia e l’architettura della capitale, L’Avana, le spiagge candide di Varadero, la vista sulle coltivazioni di tabacco della Valle di Viñales, ma anche uno sguardo esclusivo sulle città coloniali come Trinidad. L’itinerario più completo per la scoperta dell’isola caraibica, in modo particolare il centro e le regioni occidentali, prevede, solitamente, tappe a La Habana Vieja, L’Avana Vecchia, dal 1982 Patrimonio dell’Umanità UNESCO, nelle piantagioni di Viñales, con escursione alla Cueva del Indio e la vista sui mogotes, proseguendo per Cienfuegos, la “Perla del Sud” e le case colorate di Trinidad, per concludere a Varadero o Cayo Santa María per ammirare le tipiche spiagge bianche dei Caraibi. Chi cerca un’esperienza più selvaggia, invece, si rivolge verso la parte orientale dell’isola, facendo tappa a Santiago de Cuba, capitale culturale e musicale del Paese, Baracoa, la città più antica di Cuba, circondata da foreste pluviali e piantagioni di cacao, per arrivare al mare cristallino di Guardalavaca. A luci spente e con il fragore dei generatori elettrici a scandire il tempo, Cuba resta sospesa in un limbo in cui la gloria del passato deve fare i conti con un presente che sembra non concedere sconti. Il collasso temuto dall’ONU non è un’ipotesi lontana ma una realtà che sembra accelerare il passo sotto il sole dei Caraibi, in attesa di un cambiamento che sembra lontano.






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