Il sistema solare si prepara a uno degli eventi astronomici più drammatici e spettacolari del decennio: il tuffo della cometa MAPS (C/2026 A1) verso il cuore della nostra stella. Scoperta solo lo scorso 13 gennaio, questa viaggiatrice spaziale ha già mostrato una vitalità sorprendente, aumentando la propria luminosità di cento volte in poche settimane. Il suo destino si compirà il prossimo 4 aprile, quando tenterà un passaggio ravvicinato al perielio a una distanza così esigua dalla superficie solare da sfidare le leggi della coesione fisica. Se dovesse sopravvivere, potremmo assistere a un fenomeno rarissimo: una cometa visibile in pieno giorno, capace di rivaleggiare con la leggendaria cometa Lovejoy del 2011.
La fisica del perielio: un incontro all’interno della corona
La cometa MAPS è classificata come una sungrazer (radente al Sole), una categoria di oggetti le cui orbite li portano a sfiorare la superficie solare. I dati orbitali calcolati dal Lowell Observatory indicano un passaggio a soli 160.000 chilometri sopra la fotosfera. Per comprendere l’estrema pericolosità di questo transito, basti pensare che la cometa si troverà ben all’interno della corona solare, dove le temperature raggiungono milioni di gradi e la pressione della radiazione solare è massima.
A questa distanza critica, il nucleo della cometa è sottoposto a forze di marea gravitazionali immense che tendono a frantumarlo, oltre a una sublimazione violenta dei materiali volatili che genera code spettacolari ma consuma rapidamente la massa dell’oggetto.
Chimica e morfologia: il significato del bagliore verde
Le recenti immagini catturate in Namibia mostrano una chioma verde smeraldo, un segnale inequivocabile della presenza di carbonio biatomico. Quando la radiazione ultravioletta del Sole colpisce le molecole organiche presenti nel nucleo, queste si scindono rilasciando dicarbonio, che emette luce verde attraverso un processo di fluorescenza mentre decade nello spazio interplanetario.
La coda di MAPS, attualmente descritta come un getto sottile e potente, indica un’attività di degassamento localizzata. Questa struttura suggerisce che il nucleo stia già subendo uno stress termico significativo, espellendo polveri e gas a velocità elevate. L’aumento esponenziale della luminosità registrato dagli astronomi conferma un’attività intrinseca del nucleo molto intensa, che giustifica le speculazioni su una possibile visibilità diurna durante il massimo avvicinamento.

Il dilemma della sopravvivenza: Kreutz o Lovejoy?
La domanda cruciale per astronomi e appassionati riguarda la solidità del nucleo. Molte sungrazer appartengono al cosiddetto Gruppo di Kreutz, frammenti di una gigantesca cometa primordiale che si è disintegrata secoli fa. La maggior parte di questi oggetti, se di piccole dimensioni, evapora completamente prima di raggiungere il perielio. Tuttavia, il confronto con la cometa Lovejoy del 2011 lascia accesa la speranza: Lovejoy passò a una distanza simile dal Sole e riuscì a emergere dall’altra parte con un nucleo ancora intatto, regalando uno spettacolo indimenticabile.
La sopravvivenza della cometa MAPS dipenderà interamente dalla densità e dalla coesione del suo nucleo ghiacciato. Se MAPS è un frammento solido e massiccio, la sua velocità orbitale estrema gli permetterà di scivolare attraverso l’inferno della corona solare in tempi brevi, minimizzando l’erosione termica. Se invece si rivelerà un aggregato di detriti poco coeso, potremmo assistere a una frammentazione catastrofica prima del 4 aprile, trasformando la cometa in una nuvola di polvere luminosa destinata a svanire nel bagliore solare.

Prospettive di osservazione per il mese di marzo
Attualmente la cometa si trova nella costellazione meridionale della Fornace, rendendo gli osservatori dell’emisfero australe i favoriti per il monitoraggio iniziale. È ancora un oggetto rintracciabile con telescopi di medie dimensioni, ma la sua traiettoria la porterà presto a essere visibile anche dalle nostre latitudini, seppur bassa sull’orizzonte. Le prossime settimane saranno decisive per capire se MAPS diventerà la “Grande Cometa del 2026” o se rimarrà un monito sulla fragilità dei messaggeri ghiacciati che osano sfidare il Sole.



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