La Serbia per il futuro vuole costruire centrali nucleari che le permettano di guardare al futuro e di superare le carenze energetiche che lamenta da anni e per questo si è rivolta alla Russia, in una proiezione a lungo termine. Con questa prospettiva, il ministro alle Miniere e all’Energia, Dubravka Djedović Handanović, ha ricevuto a Belgrado una delegazione del colosso statale russo Rosatom, guidata dal direttore generale, Aleksey Likhachev. Una collaborazione, ha in mente Belgrado, che potrà decollare solo dopo il 2040, quando si prevede che sarà disponibile la tecnologia – ancora abbastanza futuribile – dei piccoli reattori modulari. Per ora – come era nei piani del governo serbo attuale e del presidente Aleksandar Vucic – la Serbia, nel novembre 2024, approvando la sua nuova Legge sull’Energia, ha abolito la legge-moratoria del 1989 che proibiva di costruire centrali atomiche. Djedović Handanović, citata da Tanjug – ha dichiarato che la Serbia “ha adottato documenti strategici che riconoscono l’Energia nucleare” come un’opzione dopo il 2040 e che il governo intende approvare anche la costituzione dell’Organizzazione nazionale per l’attuazione del programma nucleare (Nepio) entro la fine del mese.
“Prevediamo di completare la prima e la seconda fase del programma nucleare entro il 2032. Nella fase preparatoria, stiamo collaborando con la società francese Edf e siamo disposti a collaborare con altri vettori tecnologici da cui possiamo imparare. A quel punto, la tecnologia dei piccoli reattori modulari sarà più sviluppata di oggi e potremo considerarli come un’opzione nel processo di costruzione, in modo che dopo il 2040 potremmo avere una centrale nucleare collegata alla rete” elettrica, ha affermato il ministro. Quanto alla scelta strategica di un partenariato con Mosca, esso è frutto di “decenni di cooperazione nel settore energetico, nei settori del gas, del petrolio e dell’elettricità”, di “un profondo legame e una proficua cooperazione in vari progetti”.


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